La nomina di Rex Tillerson a Segretario di Stato scatena i malumori e le resistenze di buona parte della politica americana, ma incontra anche reazioni positive.

Dopo le indiscrezioni trapelate nella giornata di sabato e diffuse dal network televisivo NBC, il Presidente-eletto degli Stati Uniti ha scelto il suo Segretario di Stato nella persona di Rex Wayne Tillerson.
Tillerson, 64 anni, è dal 2006 presidente e CEO del gigante energetico Exxon Mobil Corporation, la quinta più grande compagnia al mondo per capitalizzazione.

Originario del Texas, soprannominato T-Rex, è alla Exxon dal 1975 e per il prossimo anno era previsto il pensionamento. Ma Trump – che secondo il sito Politico ne apprezza “lo stile e l’esperienza” – avrebbe deciso di farlo lavorare ancora, come 69° Segretario di Stato, il volto degli USA nel mondo, dopo il suo. Alcuni dei suoi consiglieri lo vedono come una scelta fuori dagli schemi che potrebbe portare la sua esperienza aziendale e la sua rete di conoscenze internazionali nella diplomazia. La nomina sarebbe stata sponsorizzata caldamente anche da molti dirigenti di grandi aziende americane. Ma c’è già chi storce il naso per il suo filo diretto con il leader del Cremlino Vladimir Putin, che nel 2013 lo ha onorato dell’“Ordine all’Amicizia col Popolo Russo” per il miglioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Russia. “Nessun americano, forse ad eccezione di Henry Kissinger – riporta il Wall Street Journal – ha così forti legami con Putin”.
Nel 2011 Tillerson aveva siglato un accordo con Mosca per le trivellazioni nell’Artico valutato sino a 300 miliardi di dollari. Accordo congelato dalle sanzioni, cui naturalmente il numero uno di Exxon si è sempre detto contrario, anche pubblicamente (“Non sosteniamo le sanzioni, soprattutto perché non le consideriamo efficaci, tranne quando vengono introdotte a pieno, ma è molto difficile. Esortiamo sempre le persone che hanno la responsabilità di prendere decisioni simili a considerare l’ampiezza dei danni collaterali delle sanzioni” aveva affermato nel 2014, segnala Bloomberg). Il suo gruppo ha comunque varie joint venture con la russa Rosneft e ha contribuito a vari programmi sociali russi per l’educazione e la salute.
Proprio per queste ragioni (mentre cresce il vocìo, alimentato ora anche dalla CIA, su un forte condizionamento russo della campagna elettorale), personaggi autorevoli della politica americana – fra i quali spiccano i senatori repubblicani John McCain e Lindsey Graham – si sono schierati in prima linea per contrastarne l’assegnazione dell’incarico (e l’opposizione anche solo di pochi senatori potrebbe bloccarla). “Non so quali siano le relazioni fra Tillerson e Vladimir Putin – ha dichiarato McCain a Fox News – ma devo dirvi che la cosa mi preoccupa” . E sul versante democratico, un portavoce del Democratic National Committee bolla la nomina del petroliere come “oltraggiosa”, definendola “un’altra vittoria per Vladimir Putin, che ha interferito nelle nostre elezioni per aiutare Trump ad essere eletto, e che ora ha un grande alleato senza alcuna esperienza di politica estera a fare da più alto rappresentante diplomatico americano”.
Al contrario, proprio dalla Russia arrivano reazioni positive alla nomina di Rex Tillerson, per bocca di Aleksey Pushkov, Presidente della Commissione Affari Esteri del Governo, che ha twittato: “La scelta di Tillerson è sensazionale. Questo businessman, per definizione un pragmatista, ha anche una grande esperienza lavorativa con la Russia. Il Presidente Trump ci continua a sorprendere”.
Al di là delle reazioni più o meno entusiaste, in ogni caso, dopo il ritiro dell’ex Sindaco di New York Rudolph Giuliani, Tillerson era emerso come il candidato favorito, anche rispetto all’ex candidato presidenziale repubblicano Mitt Romney, che aveva avuto vari incontri con Trump, ma che era anche considerato – come espresso dall’ex Governatore repubblicano dell’Arkansas Mike Huckabee – “un tradimento degli elettori”, qualora fosse stato scelto per succedere a John Kerry. Tra le altre persone prese in considerazione per diventare capo della diplomazia USA c’erano l’ex numero uno della CIA David Petraeus, l’ex amministratore delegato di Ford Alan Mulally, il senatore Bob Corker, il deputato Dana Rohrabacher e l’ex ambasciatore all’ONU John Bolton. Proprio quest’ultimo sarebbe stato scelto, sempre ufficiosamente, per fare da vice a Tillerson (Deputy Secretary).
Bolton, già Ambasciatore USA presso le Nazioni Unite durante l’amministrazione di George W. Bush, è considerato un “falco” neoconservatore ed è stato uno dei più attivi promotori della svolta unilateralista dopo l’11 Settembre e della guerra in Iraq. Un profilo che sembrerebbe allontanarlo decisamente dalle pur non ben delineate direttive di politica estera del Presidente-eletto Trump, tanto che da più parti si considera la sua nomina come “il prezzo da pagare” per controbilanciare una figura come Tillerson. Ultimamente, però, Bolton ha fatto molto per ingraziarsi la benevolenza di Trump, difendendolo per la telefonata con la Presidente taiwanese e definendo le accuse di interferenza rivolte alla Russia “una false flag, possibilmente organizzata dall’Amministrazione Obama”.
Anche su Bolton, tuttavia, sono piovute in queste ore aspre critiche. “John Bolton non capisce proprio – ha dichiarato il repubblicano Rand Paul, membro della Commissione per le Relazioni Estere del Senato, che si opporrà alla ratifica della nomina – Crede ancora nel regime change, è ancora un fan della guerra in Iraq. Bolton non è adatto al ruolo e ha un’ingenua visione del mondo. Non dovrebbe in alcun modo avvicinarsi al Dipartimento di Stato se in carica vi è qualcuno con una sana visione del mondo”.

Di Lorenzo Amarotto

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