Il Presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, si é aggiudicato il premio Nobel per la Pace 2016. Un premio «per i suoi sforzi risoluti per portare al termine una lunga guerra civile del paese che dura da più di cinquant’anni», questa è stata la motivazione del Comitato del Nobel.
Santos, che ha definito il premio come «un dono caduto dal cielo», è arrivato ad Oslo accompagnato da una trentina di accompagnatori, tra cui vittime del conflitto armato e negoziatori, mentre non era presente nessun rappresentante delle Farc, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, anche se il presidente ha affermato che le Farc erano presenti «nel cuore e nello spirito». Un conflitto, quello colombiano, che da oltre 50 anni è costato la vita a più di 250mila persone.
Santos si è detto onorato del premio e ha affermato di averlo accettato «in nome del popolo che ha sofferto così tanto durante questa guerra», lo ha definito come «un sogno impossibile solo alcuni anni fa» e si è nuovamente impegnato per implementare al più presto la nuova intesa.
L’assente di prestigio, il comandante delle Farc, Rodrigo Londono, alias Timochenko, in un tweet ha scritto «l’unico premio al quale aspiriamo è quello della pace con giustizia sociale, senza paramilitarismo, senza rappresaglie e senza menzogne».
Un premio che serve come «una spinta enorme» per ottenere quello che sembrava «un sogno impossibile», un processo che va avanti con un proficuo dialogo per ammorbidire gli oppositori della pace per chiudere un nuovo accordo, già approvato dalla Camera dei rappresentanti.
Un accordo che, per il governo colombiano, avrà benefici per entrambe le fazioni, con il sostegno e l’approvazione della comunità internazionale.
Tre settimane fa, all’Avana, un nuovo accordo di pace è stato firmato tra le Farc-EP e il governo colombiano, dove le Farc hanno rivendicato la loro nuova politica, «lasciamo che la parola sia l’unica arma del popolo colombiano». Timochenko ha ribadito che «le armi non siano piú usate in politica, che venga riconosciuto il rispetto al dissenso e che la vita e l’integritá personale, la libertá di movimento ed espressione siano davvero reali e rispettate. Nessuno deve rimanere fuori da questo accordo. Con esso possiamo scrivere davvero la parola fine alla guerra, e questo non significa rinunciare alle proprie posizioni» e allo stesso tempo, il comandandate delle Farc ha chiesto pubblicamente di interrompere la repressione, «basta con gli omicidi di sindacalisti, leader civili, attivisti comunitari e dei diritti umani. E’ assurdo che i nostri guerriglieri continuino a morire e queste morti vengano giustificate con motivazioni improbabili».
Un premio per una pace non ancora raggiunta, irta di ostacoli, complicata, con un paese spaccato e colmo di sofferenti pagine di storia.
Una pace ancora da conquistare.

Di Andrea Salutari

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