Il Tenente Victor Poznikhir, vice direttore del dipartimento delle operazioni principali dello stato maggiore russo, ha riferito questo giovedì che i militanti dell’opposizione sono stati scortati al di fuori dei quartieri che erano rimasti sotto il loro controllo. I terroristi hanno definitivamente perso il controllo della città.
Poznikhir ha affermato inoltre che, a seguito degli accertamenti nei rifugi usati dai militanti, sono state trovate foto, video e prove materiali di torture e atrocità compiute contro gli oppositori delle milizie islamiche. Con ironia il tenente ha aggiunto che “i torturatori e gli assassini dei civili erano proprio i membri di quei gruppi armati della cosiddetta ‘opposizione moderata’ o che almeno così è designata in Occidente”. I resoconti di Poznikhir lasciano trasparire qualcosa che va oltre le considerazioni su chi siano i “buoni” e i “cattivi” in questa guerra, ossia il fatto che i russi sono sul terreno, a differenza delle organizzazioni internazionali, degli Americani, dei Britannici, degli Italiani etc. Questo permette loro di raccogliere prove e documenti attendibili, o che almeno lo sono di certo più delle dichiarazioni di chi ad Aleppo non è presente. In questi giorni si sente tanto parlare di atrocità commesse contro la popolazione civile di Aleppo da parte del governo siriano con l’ausilio di quelle che ormai paiono le forze del male, ossia Russia ed Iran. Tuttavia le fonti sono spesso dubbie ed in ogni caso mai si citano, anche solo per “par condicio” gli elementi presenti sul terreno come appunto le forze russe, gli iraniani o anche i rappresentati del governo siriano. E’ quindi legittimo chiedersi, vista la totale assenza di un equilibrio nelle fonti, se le cose stiano davvero come presentate dai nostri maggiori quotidiani. Ed infatti, già dalla dichiarazione fatta oggi da Poznikhir, la situazione sembrerebbe essere rovesciata rispetto al luogo comune. Nello specifico, dal momento che la Russia, insieme all’Iran, è l’unica nazione presente sul territorio sarebbe interessante comprendere qual è il suo ruolo in tutto ciò: è uno spettatore passivo? Uccide civili? Bombarda ospedali? E soprattutto cosa in base alle fonti russe e non, presenti sul territorio sembra stia accadendo. In un’intervista rilasciata ieri Stephen F. Cohen, professore alla New York University, ha fatto notare che fino a Settembre il New York Times chiamava terroristi gli occupanti di Aleppo, ma a partire da quel momento la designazione delle forze in controllo di Aleppo est ha iniziato ad essere “ribelli”. Secondo Cohen questo è accaduto perché a Settembre Obama e Putin discutevano un’alleanza contro i jihadisti, miliziani radicali ad Aleppo, ma il Dipartimento di Stato ha da quel momento iniziato a sabotare questa potenziale alleanza e improvvisamente la narrazione su Aleppo è cambiata, così come la denominazione degli occupanti di Aleppo est. Cohen fa anche notare che lo stesso Pentagono riferiva che i terroristi che occupavano Aleppo impedivano la fuga della maggioranza dei civili attraverso i canali umanitari garantiti dalla Russia e dal governo siriano. In poche parole gli usavano come scudi umani. Un dato confermato non da Russia Today, dal ministero degli Esteri Russi etc. ma da Robert Fisk, giornalista britannico per l’Independent. Fisk ha intervistato poche settimane fa una delle prime famiglie a lasciare Aleppo est durante il cessate il fuoco. Il padre di famiglia in quell’occasione affermò che suo fratello era stato giustiziato dai ribelli perché aveva superato la linea del fronte con sua moglie e suo figlio nella speranza di poter usare i canali umanitari garantiti da Mosca. Inoltre in quella stessa intervista ha condannato i ribelli per il posizionamento degli armamenti vicino agli ospedali. Robert Fisk in un articolo di qualche giorno fa, riferendosi alla stessa intervista ha anche precisato che non si trattava affatto di un sostenitore di Assad, anzi costui aveva addirittura lodato il comportamento dell’Isis nei primi giorni dell’assedio. Da fonti che non possono essere di certo considerate pro-russe emerge quindi che proprio la Russia e Assad siano stati i più attivi nel cercare di garantire ai civili una possibilità di evitare l’orrore degli scontri armati. E nonostante il ruolo dei ribelli nel sabotare le operazioni di salvaguardia dei civili, ci sono stati parziali successi, Poznikhir infatti ha oggi riportato che 108.086 civili, di cui 47183 bambini, sono stati evacuati tramite corridori umanitari verso i quartieri sicuri e posti in centri per rifugiati dove hanno potuto alimentazione ed assistenza medica. Tra i dati forniti dallo stato maggiore russo all’agenzia giornalistica ITAR-TASS si include il fatto che in questi ultimi giorni inoltre i militari del Genio Russo abbiano rimosso mine in un territorio pari a 107 ettari. Nello specifico solo oggi conferma Poznikhir gli ingegneri militari russi hanno sminato 307 edifici, tra cui 37 di rilevante importanza sociale, sono state inoltre controllati 30 km di strada e neutralizzati un totale di 2742 oggetti esplosivi.
Oltre alle operazioni di messa in sicurezza dell’area, la Russia è impegnata nella ricostruzione del tessuto sociale e politico della città attraverso il Centro per la riconciliazione delle parti in conflitto, che sta lavorando per costruire i primi organi di autogoverno nei distretti liberati, che avranno la responsabilità di riportare la pace nella città. Grazie al Centro Russo per la riconciliazione delle parti in conflitto si sono trovati già accordi di riconciliazione con 1057 insediamenti nella zona di Aleppo, così come 94 accordi di cessate il fuoco con i leader di gruppi d’opposizione. La presenza russa ad Aleppo tramite il centro di riconciliazione, tecnici e membri delle forze armate sembra essere indirizzata verso la pacificazione della città e la salvaguardia delle vite dei civili, proprio attraverso quei corridoi umanitari e quelle evacuazioni tanto richieste nei media mainstream. I risultati e l’effettivo apporto umanitario offerto da Mosca sono facilmente consultabili con dati, numeri e prove materiali se soltanto ci si sforza un attimo di cercare in rete.
L’occidente però al posto di un aiuto concreto in questo sforzo di pace e ristabilimento dell’ordine costituzionale oppone lo sdegno per massacri sui civili, le cui prove maggiori sono i tweet di militanti islamici radicali come Mr. Alhamdo, di sedicenti giornalisti a favore della Sharia’ come Bilal Abdul Kareem, account sospetti come quello di Bana Alabed e nel migliore si tratta di comunicati dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, formato in realtà da una sola persona residente a Londra o dei famosi “caschi bianchi”, fondati da un ex ufficiale britannico e finanziati con milioni di dollari da Stati Uniti, Gran Bretagna, dalla Turchia e i cui membri diverse volte sono stati ritratti con armi in spalla a fianco dei jihadisti. Tutte queste fonti sono riprese principalmente dal New York Times, la CNN e soprattutto Al-Jazeera (emittente finanziata dalla famiglia reale del Qatar), poi quasi fossero veline vengono tradotte e ritrasmesse dai principali quotidiani europei. Se qualcosa si può fare per gli abitanti di Aleppo è combattere la cattiva informazione, se si vuole protestare si deve andare di fronte ai palazzi delle nostre istituzioni e chiedere che i nostri governi smettano di alimentare la guerra attraverso il sostegno alle milizie jihadiste in virtù di calcoli geopolitici e di rapporti di potere con Mosca e si impegnino invece a cooperare con le forze già presenti nel territorio per favorire la riconciliazione, la ricostruzione e l’assistenza umanitaria nella città appena liberata.

 

Di German Carboni

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