«Le relazioni tra Russia e Turchia sono continuate malgrado il periodo di crisi superato il quale, le parti continueranno a svilupparle al livello strategico», così si è espresso il primo ministro turco Binali Yildirim in occasione della visita a Mosca avvenuta tra il 6 e 7 Dicembre. Se fino a pochi giorni fa era stato Erdogan a proporre formalmente di effettuare i pagamenti degli scambi commerciali in valuta locale a Russia, Cina ed Iran, rievocando gli echi del suo disperato appello alla popolazione turca per opporre una “resistenza patriottica” convertendo le valute straniere possedute in moneta nazionale o in oro, ora quella sfida al dollaro rischia di concretizzarsi. La Turchia sta cercando in tutti i modi di uscire da una crisi economica che stritola il paese ormai dal 2009; la lira turca è ai minimi storici e nell’ultimo anno ha perso oltre un quinto del suo valore rispetto al dollaro e la competizione sembra ormai impossibile. La volontà del paese di cambiare il proprio ruolo nello scacchiere internazionale si fa sempre più pressante nei confronti del blocco occidentale, che dopo aver assistito all’inesorabile richiamo in patria di 150 comandanti turchi nella NATO e alle accuse di collaborazionismo nei confronti del sovversivo religioso Fetullah Gulen da parte di Ankara, ora rischia seriamente di perdere un prezioso alleato nell’eterna lotta economica tra Oriente ed Occidente. Il premier turco ha infatti affermato il giorno seguente in un’intervista che «Le Banche centrali hanno avviato i lavori per dar vita al progetto e affinchè ciò avvenga devono essere risolte alcune questioni tecniche». Sono state inoltre discusse ulteriori questioni atte a ricucire ulteriormente i rapporti tra i due paesi, argomenti delicati come, la cessazione dell’embargo sui prodotti agricoli e le ultime questioni rimaste in sospeso sul turismo, la creazione di zone di libero scambio e il tanto atteso Turkish Stream, un importante progetto di gasdotto momentaneamente archiviato in seguito alla crisi generata dall’abbattimento di un Su-24 russo avvenuto lo scorso anno. Da quanto detto è chiaro come la questione siriana rimanga certamente l’argomento più spinoso per entrambi. In seguito alla resa dei ribelli antigovernativi e alla liberazione di Aleppo da parte dell’esercito siriano, sono tutt’ora in corso i negoziati circa l’apertura di un corridoio per evacuare i civili ed i ribelli rimasti nelle sacche delle periferie, ma non si è ancora giunti ad un accordo.

 

Di Federico Conti

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