Ebbene sì! Com’era ampiamente prevedibile nel paese dei Gattopardi, nonostante la netta vittoria del No al Referendum Costituzionale e l’evidente segnale di disagio e sfiducia da parte dei cittadini italiani nei confronti del Renzismo e dei suoi sfaceli sociali, ecco un nuovo esecutivo fulmineamente rappezzato e totalmente allineato alle politiche del precedente governo, ma subdolamente spacciato come governo “tecnico” e “di scopo”, il cui unico obiettivo dovrebbe essere l’elaborazione concordata di una nuova legge elettorale per permettere alla cittadinanza di tornare finalmente alle urne. Trattasi in realtà nient’altro che di una pessima copia del governo precedente, persino peggiore dell’originale – il che effettivamente ce ne vuole – nonché l’ennesimo esecutivo, per la precisione il quarto, dopo quello di Monti, Letta e Renzi, non eletto democraticamente da nessuno, ma preposto e preconfezionato dall’alto al fine di proseguire la svendita del tessuto produttivo nazionale e la progressiva erosione di ogni forma di diritto sociale e di sovranità rimanenti, da parte dei vari potentati tecno-finanziari sovra-nazionali. La vacua inconsistenza del Presidente del Consiglio appena nominato, il “nobil conte” Gentiloni, è a dir poco imbarazzante e la credibilità che possiede questo governo agli occhi della stragrande maggioranza degli italiani, così come della maggior parte degli osservatori stranieri, è pressoché nulla, eppure molto probabilmente, come scrivono in molti, potrebbe essere strategicamente funzionale ad un rientro in grande stile, appena le acque si saranno calmate e gli animi sedati, del “Bomba” appena destituito, il quale cercherà di assurgere nuovamente a redivivo uomo del fare, nonché unico possibile “salvatore della patria”. Considerando la memoria storica dell’italiano medio, pari all’incirca a quella di un pesce rosso, si presume ciò possa avvenire piuttosto presto, persino la prossima primavera. Certo ci sono molteplici fattori in campo da tenere in considerazione e che potrebbero scompaginare le carte. In primis il nodo referendario relativo all’abolizione del “Jobs Act” promosso dalla Cgil, sulla cui ammissibilità dovrà pronunciarsi la Consulta il prossimo 11 Gennaio e che potrebbe rappresentare, dopo il referendum del 4 Dicembre, un micidiale uno-due per il Partito Democratico. Vi sono poi gli irrisolti problemi cronici interni allo stesso PD, la cui minoranza di sinistra, sempre più in fermento, è sul piede di guerra nei confronti della dirigenza renziana e del suo “giglio magico”, sebbene, come già avvenuto molte volte in passato, sia prevedibile che la querelle sfoci nel solito nulla di fatto, condito tutt’al più con qualche ulteriore scambio di poltrone. Infine non possiamo non considerare le formazioni politiche all’opposizione, Movimento 5 Stelle e Lega in primissima fila, che scalpitano con veemenza per fissare al più presto elezioni anticipate, sapendo bene di poter cavalcare con successo l’onda lunga del consenso popolare post-referendario. Detto questo e osservando il volto serafico e inespressivo del neo-eletto primo ministro italiano, nella sua impalpabile vacuità e nella sua intangibile presenza – che poi a pensarci bene fa perfettamente pendant con il soporifero amorfismo dell’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – si fa strada nel sottoscritto – e non solo – la netta convinzione che il nostro caro Gentiloni rappresenti, dal punto di vista delle grandi istituzioni sovra-nazionali – i cosiddetti «poteri forti» – l’uomo giusto al momento giusto: il normalizzatore di basso profilo atto a sedare con spesse cortine di fumogeni qualsiasi moto di rivolta e ribellione da parte di una popolazione sempre più frustrata e repressa; il dimesso alfiere dello status quo che con garbo e moderazione, senza strepiti e annunci da venditore di pentole tipiche del suo predecessore, prosegue scientemente, con costanza e dedizione, l’opera di devastazione sociale e di spoliazione economica del nostro paese. Ovviamente, durante il suo discorso di insediamento, le parole utilizzate sono state altre, sono sempre altre, ma in fondo sono anche sempre le stesse, parafrasabili con: «Accetto questo incarico nel pieno rispetto delle istituzioni, per senso di responsabilità nei confronti del mio paese, a tutela del benessere e della sicurezza di tutti gli italiani, eccetera, eccetera…». Sì certo, come no. La cortina fumogena normalizzante forse non è sufficientemente spessa. Il re è nudo, sempre più nudo, ma è anche sempre meno eccitante. Forza Italiani, è giunto il momento di sollevarsi. Di riprendersi la sovranità.

 

Di Loris Falconi

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