Martedì scorso la Corte Costituzionale della Colombia ha approvato il “Fast Track”, un procedimento legato alle implementazioni degli accordi di Pace, per proseguire con fermezza nonostante il No del referendum dello scorso 2 ottobre. Il mese successivo, a novembre, il Congresso colombiano ha ratificato un nuovo accordo, venendo incontro al Fronte del No e ai suoi settori sociali e politici.
Il Fast Track, come si può intuire dal nome, è una procedura rapida con cui i nuovi elementi del processo saranno incorporati nel sistema. Consentirà di ridurre i tempi e permetterà alle leggi, i regolamenti e le norme, di diventare effettive in sei mesi. Leggi che hanno nei mesi scorsi animato il dibattito, nello specifico mi riferisco alla legge di amnistia e di indulto, alla Giurisdizione Speciale per garantire la verità e le garanzie di sicurezza per le Farc e i movimenti politici e sociali che sono stati, e lo sono tutt’ora, vittime di persecuzione e violenza.
Una legge, molto discussa, che permetterà la liberazione di molti prigionieri politici e sospenderà molti mandati di cattura. Un atto che il governo considera fondamentale per far velocemente transitare le Farc dalla guerriglia alla vita sociale.
Un accordo che restituirà i diritti sociali e politici ai membri delle Farc, ai quali verranno garantiti un minimo di due parlamentari, sia in questa legislatura che terminerà nel 2018, sia nella prossima. Una protezione per garantire, comunque andranno le prossime elezioni politiche, la rappresentanza agli, ormai ex, guerriglieri colombiani.
Ma se le resistenze nel mondo governativo non sono poche, anche tra i “marxisti” colombiani c’è conflitto sulle prospettive.
Il Partido Comunista Colombiano ha accolto positivamente la transizione delle Farc in partito politico e la sua domanda di registrazione nel “Consejo Nacional Electoral”. Convinti che il nuovo movimento politico delle Farc rafforzerà la sinistra democratica e progressista e darà il suo contributo nel lavoro sociale per ottenere importanti successi. Per il PCC è fondamentale preservare la cessazione del fuoco bilaterale e definitiva, con la supervisione del meccanismo di monitoraggio e la verifica tripartita, presieduta dall’ONU e dalla mobilitazione vigilante del movimento popolare, per non ritornare mai più alla “guerra sporca”.
Ma anche a sinistra la pace crea rotture, lo Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP ha informato l’opinione pubblica di aver definitivamente allontanato Gentil Duarte, Euclides Mora, John Cuarenta, Giovanny Chuspas e Julián Chollo, uomini che fino a pochi giorni fa svolgevano ruoli di comando nell’organizzazione. La scelta è stata motivata come una divergenza politica-militare. Le FARC nella stessa data hanno lanciato un appello ai combattenti che «con l’inganno sono stati portati a intraprendere un cammino di avventura senza futuro, di separarsi dalla decisione errata presa dai loro capi piú vicini e di ritornare nelle fila delle FARC-EP dove saranno accolti nuovamente dai loro compagni». La pace colombiana, tra difficoltà e contraddizioni, prosegue il suo cammino velocemente anche grazie alla nuova “Fast Track”.
Il governo deve affrontare l’opposizione della destra più conservatrice, la quale sta provando in tutti i modi di interrompere il processo di pace.
Le Farc-EP e la “piccola” sinistra colombiana devono invece affrontare i guerriglieri, che non pentiti, vogliono continuare la lotta armata contro il potere.
A camminare su un filo molto sottile è la stessa democrazia colombiana, dove quella rappresentativa ha deciso di ignorare quella diretta, proseguendo il cammino della pace con l’attuazione di un accordo, apparentemente identico a quello bocciato tre mesi fa dal popolo.
Una guerra alla pace che sembra non finire mai.

 

Di Andrea Salutari

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