«Secondo la giurisdizione americana sarebbe illegale se io, voi, o qualsiasi altro cittadino americano fornisse un qualsiasi tipo di assistenza ad al-Qaeda, l’ISIS o altri gruppi terroristici. Se infrangessimo le regole finiremmo in galera. Eppure il governo statunitense ha infranto questa legge per anni supportando direttamente e indirettamente alleati e partner di gruppi quali al-Qaeda e ISIS con denaro, armi, intelligence, e qualsiasi altro supporto volto al rovesciamento del governo siriano». Queste le parole con le quali Tulsi Gabbard ha presentato il SATA (Stop Arming Terrorists Act) alla Camera dei Rappresentanti. La sigla sta per Stop Arming Terrorists Act , ma tra le righe si legge qualcos’altro: “il re è nudo!”. Perché? Perché come nella fiaba di Andersen lo scandalo deriva dall’innocenza. Il SATA prevede lo stop al supporto di qualsiasi tipo che gli USA stanno fornendo a gruppi terroristici o a stati a loro vicini. Supporto di ogni genere: armi, intelligence, addestramento e molto altro . E durante il suo discorso la senatrice non ha nessun problema a snocciolare nomi e cognomi, dai soliti noti (Turchia e Arabia Saudita) ai meno conosciuti (Furdan al Haqq). Meno conosciuti per il semplice fatto che, fino ad adesso, sono stati sempre presentati sotto mentite spoglie: li chiamavano “ribelli moderati”. Proprio al Furdan al Haqq, che ha combattuto fianco a fianco con al-Qaeda, la CIA ha fornito ogni tipo di armamento, tra i quali spiccano i missili terra-aria BGM-71 TOW. Poi c’è il fronte al-Nusra, costola di al-Qaeda che è riuscita ad accaparrarsi gli aiuti statunitensi attraverso un’astuta operazione di rebranding (adesso si chiama Fatah al-Sham). Infine c’è la Free Syrian Army. La stessa FSA che, in un reportage della BBC, viene paragonata a un enorme deposito d’armi dove i gruppi più estremi possono andare a fare spese. Proprio come nella fiaba di Andersen la verità è manifesta a tutti, ma è resa evidente solo quando viene pronunciata. Anche in questo caso i finanziamenti a gruppi terroristici e la moderazione dei ribelli moderati erano ben conosciuti. Nel reportage della BBC sopracitato il giornalista Peter Obone intervista Alastair Crooke, ex diplomatico britannico ed esperto di intelligence. Ebbene proprio lui, quando gli viene chiesto della situazione in Siria, dice che gli sembra tutto un déjà-vu. Nel 1989 in Afghanistan successe la stessa cosa. Gli USA non armarono direttamente i mujaheddin, ma i servizi di intelligence pakistani e sauditi. La struttura dei finanziamenti funzionava come un piano inclinato e si sapeva, in ultima istanza, in quali tasche i finanziamenti sarebbero andati a finire. Chi non ricorda la foto de “The Indipendent” con la faccia di Osama Bin-Laden, anno 1993, che viene descritto come un soldato anti sovietico che condurrà verso la pace quella terra martoriata che era l’Afghanistan? E adesso la storia si ripete: «I rifornimenti di armi che l’Occidente invia all’FSA sono pensati per essere una sorta di Wal-Mart dove i gruppi radicali possono prendere armi e usarle contro Assad.»[1].

Ormai sono anni che si è a conoscenza della destinazione finale dei finanziamenti statunitensi. Di al-Nusra ne ha addirittura parlato il New York Times; Robert Ford, ambasciatore USA in Siria dal 2010 al 2014, parla dall’anno scorso della radicalità dei ribelli moderati finanziati dagli Stati Uniti. Uno di questi gruppi, il Nour al-din al-zenki, diventò particolarmente famoso in occidente per un video in cui decapitavano un bambino palestinese di 10 anni. Non so se qualcuno se ne ricorda ancora. Insomma, tutti sapevano che il re era nudo, ma hanno fatto finta di niente. E il SETA sembra proprio essere il dito del bambino che indica il sovrano durante la sua marcia trionfale. Ma sapete come finisce la storia di Andersen? Tutti fanno finta di non sentire e il sovrano continua la sfilata come se nulla fosse successo.

[1] http://www.bbc.co.uk/programmes/b06s0qy9

 

Di Alessandro Viola

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