Il 16 Dicembre si è conclusa la visita ufficiale del Presidente russo in Giappone. Abe e Putin hanno visitato due diverse prefetture, quella di Nogato e quella di Tokyo. Nella capitale entrambi hanno atteso un forum economico che ha visto la presenza di 300 rappresentanti russi ed altrettanti giapponesi, che, stando alla dichiarazione di Abe, dovrebbero rappresentare aziende che producono in totale il 50% del PIL del Paese.
Si è ovviamente discusso delle isole Curili, ma contrariamente a quanto sperato nessun accordo è stato raggiunto. Un trattato che ponga ufficialmente fine allo stato di guerra tra Russia e Giappone non c’è.
I due leader tuttavia hanno espresso comune accordo nel definire la risoluzione della disputa territoriale importante e Putin ha precisato che l’instaurazione di un’atmosfera di mutua fiducia tra i due Paesi è una condizione necessaria per raggiungere la firma di un trattato di pace tra essi. La mancata firma di esso quindi non deve e non può essere letta come un fallimento per la visita di Putin, perché se il prerequisito ad essa è l’instaurazione di un clima armonioso, è in questa direzione che ci si è mossi e pure con discreti risultati.
Abe e Putin hanno trattato sia delle relazioni diplomatiche tra Tokyo e Mosca sia dei loro rapporti economici, raggiungendo importanti risultati. Sono stati infatti segnati più di 60 accordi che prevedono investimenti giapponesi in Russia dal valore superiore ai 2.5 miliardi di dollari secondo il vice segretario generale del gabinetto Kotaro Nogami. Tra questi accordi sono anche previste anche attività economiche congiunte nelle isole Curili. Questo elemento è di una grande importanza, forse sottovalutata da molti degli osservatori. Difatti, il Giappone ha accettato di compiere investimenti strategici sulle isole in accordo con le leggi russe, di conseguenza riconoscendo indirettamente la sovranità di Mosca su di esse, come sottolineato da Alexander Panov ex Ambasciatore russo in Giappone. Anche se piccola, si tratta di una concessione storica da parte del Giappone e sicuramente un primo passo verso la risoluzione della disputa territoriale. Questo è anche un importante atto di buona volontà da parte di Tokyo, che ancora una volta ha dimostrato, coi fatti, di voler costruire un partenariato strategico col proprio vicino.
Non per nulla quindi Abe ha dichiarato «penso che le relazioni tra Russia e Giappone hanno grandi possibilità e anzi si potrebbe dire che queste possibilità sono illimitate. Col Presidente Putin siamo giunti alla conclusione che, qualora Giappone e Russia avessero un mutuo intento, allora avrebbero possibilità illimitate di sviluppare relazioni in tutte le sfere».
Ma quale può essere un mutuo intento in grado di sbloccare ogni cosa? Contenere la Cina? Questo potrebbe essere uno scenario realistico in vista di un’amministrazione statunitense definitivamente concentrata sul Pacifico e pronta ad accettare Mosca come partner strategico. Non si tratterebbe di ostilità, ma di pura politica di equilibrio in un sistema multipolare, un tipo di concezione della politica estera reso famoso da Kissinger, ma praticato da sempre e finalizzato a limitare le pretese reciproche e garantire una maggiore stabilità e pace. Non ci resta che aspettare e vedere. Nel mentre che questo mutuo intento si materializzi o meno, nell’estremo oriente si è creato un importante precedente: uno stato che partecipa alle sanzioni contro la Russia e alleato strategico di Washington ha deciso di mettere da parte i toni da guerra fredda, per preferire la diplomazia e il mutuo beneficio.

Di German Carboni

Commenti