Avete mai visto un libro di testo adottato nelle scuole elementari dello Stato Islamico? C’è qualcosa di ilare, e contemporaneamente di tragico, nella sovrabbondanza di armi che è possibile trovare in quei piccoli manuali. Sfogliando un libro di matematica ci si può trovare di fronte a problemi che recitano: “Se abbiamo cinque kalashnikov e tre granate, quante armi abbiamo in totale?”. Nei libri per l’infanzia, tra una tazza e un’anatra, si affacciano improvvisamente disegni di bombe e fucili, mentre nel manuale “English for the islamic state” viene mostrato in copertina un bambino, kalashnikov in spalla, con lo sguardo rivolto verso un minareto.

Queste immagini hanno il sapore di un déjà-vu, ed ecco svelato l’arcano: i testi dell’ISIS somigliano incredibilmente ai testi che venivano usati dai talebani in Afghanistan negli anni immediatamente precedenti alla loro presa di potere nel ’96. Ma da dove provengono questi testi?

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È noto che in tale regione gli Stati Uniti abbiano foraggiato i talebani in funzione antisovietica, ma la questione dei libri di testo stupirà anche il più smaliziato dei lettori.
Se è infatti vero che da un lato l’atto di alimentare l’odio antisovietico non ha in sé nulla di stupefacente, dall’altro ciò che stupisce, nonostante tutto, è quanto in profondità si sia voluto piantare l’odio per gli “atei comunisti”. A questo scopo niente è più efficace dell’educazione, che talvolta riesce a presentarsi come la forma definitiva di propaganda. Già negli anni Trenta Harold Lasswell sosteneva come la differenza specifica tra educazione e propaganda consistesse nel fatto che la prima tratti di argomenti che l’uditorio non percepisce come controversi. Quello che Lasswell aveva dimenticato di considerare è che proprio per questa natura specifica l’educazione si presta ad essere la forma definitiva di propaganda. Teniamo a mente la massima di Marx: “l’ideologia è tanto più forte quanto più si nasconde”.
Nello sviluppo di un programma di educazione destinato alle scuole venne anche coinvolto il dipartimento di Studi Afghani dell’Università del Nebraska-Omaha. Tra il 1984 e il 1994 confluì all’interno del progetto un ammontare pari a 51 milioni di dollari per ideare i libri di testo e stamparne milioni di copie, che poi l’USAID si premurava di distribuire a tutte le scuole dell’Afghanistan. Nel ’92 la Casa Bianca venne sfiorata dallo scandalo, e si affrettò a far sparire le copie per sostituirle con testi dal contenuto grafico meno esplicito. Nonostante l’USAID abbia interrotto i finanziamenti al progetto nel’94, i libri di testo sono stati oggetto di ristampa e distribuzione da parte di alcune organizzazioni umanitarie private, come rivelatoci da un articolo del Washington Post.

All’UNICEF venne affidato il compito di distruggere e rimpiazzare 500.000 copie rimaste dei vecchi libri di testo, ma non è un caso che i manuali sostitutivi non siano entrati tra le preferenze dei talebani. Basti vedere qualche esercizio di matematica: “Un gruppo di mujaheddin attacca 50 russi. Se in quell’attacco sono morti 20 russi, quanti russi sono scappati?”, oppure “Ci sono 10 atei. 5 vengono uccisi da 1 musulmano. Quanti atei rimangono?”.

Vi è qualcosa di straniante nelle coincidenze. E dire che quei bambini in Afghanistan, vent’anni dopo, avrebbero creato Al-Qaeda, dalla cui costola irachena sarebbe poi nato l’ISIS. Provate a confrontare i testi scolastici dell’ISIS con quelli dei talebani Afghani. La mela non cade lontana dall’albero.

Di Alessandro Viola

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