Un Santo Natale tragico quello di quest’anno. Un Natale che purtroppo temo ricorderemo per molto tempo.

Un Tupolev TU-154 dell’aviazione militare russa, qualche minuto dopo il decollo dall’aeroporto di Soci è precipitato nel Mar Nero. Tutti i 92 passeggeri a bordo sono morti. Sull’aereo viaggiavano i componenti del Coro dell’Armata rossa, diretti per una esibizione a Latakia in Siria, giornalisti e anche la famosa Elizaveta Glinka più conosciuta come Dottoressa Lisa, che ho avuto l’onore d’intervistare e incontrare a Donetsk. Un’autentica “eroina” del nostro tempo, quelle che il mainstream occidentale teme raccontare, per aver salvato e trasportato in Russia decine di bambini feriti nella guerra del Donbass. In questa occasione si stava recando a portare il suo aiuto anche ai bambini siriani.
Le indagini sulle cause dell’accaduto sono in corso: tragico incidente o atto terroristico? Nessuna pista è esclusa.
Vorrei tanto si arrivi presto a escludere la variante dell’attentato, purtroppo ci sono degli elementi “di contorno” in grado di abbozzare anche quest’ultima ipotesi.

L’incidente è stato causato da una improvvisa “situazione estrema” talmente fulminea da impedire l’invio di un SOS da parte dei piloti. Il TU-154 è un tri-reattore molto solido e un qualsiasi guasto meccanico avrebbe comunque concesso almeno qualche istante per lanciare un segnale di allarme.
L’aereo, inoltre, nel momento dell’incidente si trovava a una distanza dalla costa, e a un’altitudine da poter ancora rappresentare un bersaglio per un eventuale missile terra-aria, facilmente lanciabile da un lanciatore a spalla.

Ci sono anche degli elementi simbolici: la data della tragedia, il giorno di Natale. Nonostante in Russia il Natale ortodosso venga festeggiato il 7 di gennaio, il 25 dicembre è una festività di valore mondiale. Un atto terroristico compiuto in questo giorno, per la su carica simbolica penetrerebbe maggiormente nella memoria collettiva.
Anche la perdita del Complesso Accademico di Canto e Ballo Aleksandrov, il “leggendario” coro dell’Armata rossa, ha certamente un forte impatto emotivo e simbolico. Non si tratta semplicemente di un’orchestra militare, ma di un emblema prima dell’URSS ora della Russia, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Per capire di cosa si tratti è sufficiente sentire o vedere una delle sue numerose rappresentazioni. Le emozioni, i sentimenti di onore, di grandiosità che suscitano queste file di artisti che nella loro impeccabile uniforme cantano il loro repertorio di canzoni patriottiche, soprattutto l’inno nazionale, prima sovietico ora russo, trascendono ogni posizionamento ideologico verso la Russia, come ogni descrizione a parole, sono semplicemente maestosi, trasmettono una visione “grandiosa” della Russia. Ecco le parole del politologo Vladimir Shapovanov: “Questi artisti conosciuti e amati dal mondo intero, sono davvero un simbolo, il segno distintivo del nostro Paese. Certamente, la perdita di questi artisti non dovrebbe terminare il destino di questo complesso artistico”.

Tornando all’analisi, ci sono tanti eventi che si stanno accavallando, solo coincidenze? Le coincidenze soprattutto se così abbondanti diventano indizi. Dopo la perdita delle elezioni americane da parte di Hillary Clinton stiamo assistendo a un’escalation di provocazioni contro la Russia, non che non ce ne fossero anche prima, ma mai così incalzanti: la NATO sta trasportando ingenti forze sul confine occidentale della Russia, l’esercito ucraino ai primi di dicembre, nel Donbass, tenta un’offensiva sul quadrante strategico in direzione Debaltsevo, fino all’assassinio dell’ambasciatore russo Andrey Karlov in Turchia il 20 dicembre; il giorno stesso del riconoscimento da parte dei grandi elettori americani di Donald Trump come 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America.
Raramente come negli ultimi tempi chi lavora a contatto con i media sente così tanta ansia ogni qualvolta si appresti a sfogliare gli ultimi aggiornamenti delle notizie d’agenzia.
Pare che gli Stati Uniti non abbiano ancora metabolizzato il fatto che i loro tagliagole jihadisti (armati addestrati da loro e dai loro alleati) siano stati sconfitti con l’aiuto militare della Russia ad Aleppo. Sembra che l’attuale dirigenza alla Casa Bianca (in procinto di sloggiare per il prossimo insediamento di Donald Trump) voglia a tutti i costi dare un pretesto alla Russia per un’azione militare di risposta, tale da creare i presupposti di un conflitto. Donald Trump erediterebbe così una situazione ormai compromessa, irrecuperabile e non più sanabile da un nuovo possibile periodo di distensione tra Mosca e Washington.

Davanti a questa tragedia, mentre da tutto il mondo giungono messaggi di cordoglio alla Russia, Kiev non si è fatta sfuggire l’occasione per “distinguersi” concedendosi indecorose battute di sarcasmo. Yuri Biryukov, il consigliere del presidente ucraino Poroshenko, ha espresso, infatti, il desiderio di “festeggiare” la morte dei militari russi periti nella catastrofe portando all’ambasciata russa a Kiev, una bottiglia di “Biancospino” (in riferimento al nome del liquido alcolico che qualche giorno fa ha causato l’intossicazione e la morte di numerosi abitanti di Irkutsk).
Il rappresentante ufficiale del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, ha cercato di spiegare il motivo di tale comportamento: “Noi ne capiamo molto bene il motivo: in Ucraina al potere sono arrivate persone che sostengono i nazionalisti e i radicali. Questi sono i motivi. Ora non saremo gli unici a comprenderli”.
Non tutti gli ucraini devono però essere identificati con la leadership al potere. L’atteggiamento di molti ucraini davanti a questa tragedia dimostra che il popolo ucraino non ha perso la sua umanità e la sua vicinanza al popolo russo.. Gli abitanti di Kiev si sono recati davanti all’ambasciata russa non per festeggiare o per recapitare bottiglie tossiche ma per esprimere il loro dolore e la loro vicinanza lasciando fiori, candele accese e messaggi di sentito cordoglio.

Non ci sono parole per esprimere sufficientemente il dolore e il cordoglio per questa tragedia. Mi auguro si arrivi presto a fare piena luce sulle cause che l’hanno determinato.
Il dolore della Russia è il nostro dolore! Alle vittime di questa sciagura: “Che la terra Vi sia lieve!” (Pust’ zemlja Vam budet pukhom!) Пусть земля Вам будет пухом!

Di Eliseo Bertolasi

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