È stato presentato l’8 Dicembre un piano, recante la firma del deputato repubblicano del Texas Sam Johnson, che modificherebbe radicalmente le basi del sistema di “Social Security” (termine che negli USA è riferito al sistema federale di previdenza sociale per anziani, reduci e disabili). Il sistema, che fornisce assistenza economica a pensionati e inabili al lavoro, si trova dinanzi a un futuro non certo roseo. Si stima che i fondi cominceranno a esaurirsi nei prossimi anni, il che significa che ai cittadini americani potrebbero venire imposte tasse indiscriminate per coprirne i costi, qualora in sede congressuale non vengano concordate riforme di altro tipo.
Il “Social Security Reform Act of 2016” presentato da Johnson si propone di coprire il buco finanziario applicando decisi tagli ai sussidi, accordando al contempo una tassazione ridotta ai pensionati più abbienti. Si calcola che il piano alleggerirà il fondo previdenziale di 2000 miliardi di dollari, senza che si rendano così necessarie tasse per sostenere i costi del programma. Con meno soldi a disposizione, il piano mira a ridurre la spesa previdenziale e ad innalzare l’età pensionabile a 69 anni.
La proposta di Johnson è antitetica alle richieste dei pensionati, che chiedono un aumento dei sussidi (attualmente il sistema copre 39 milioni di pensionati e corrisponde un importo medio annuo di 16000 dollari, che a stento può garantire un tenore di vita dignitoso. Ma sotto questo nuovo piano l’importo medio verrebbe ridotto addirittura di un terzo).

Alex Lawson, attivista che si batte per proteggere il sistema di Social Security, ha dichiarato che tale riforma intende trasformare il programma in «uno strano e retrogrado sistema tributario che colpisce duramente la classe media e che non restituisce in servizi i soldi dei contribuenti: è totalmente distruttivo».
D’altro canto, i gruppi progressisti (di cui Lawson è un esponente) puntano il dito contro l’attuale sistema di tassazione che finanzia il programma, accusato di favorire eccessivamente i più ricchi. La tassazione applicata, infatti, è del 6,2% sugli stipendi di imprenditori e dipendenti, e del 12,4% sui lavoratori autonomi, fino a raggiungere un tetto massimo di 118500 dollari annui: stando così le cose, i cittadini americani più facoltosi (all’incirca 100000) smettono di pagare al primo mese dell’anno. La maggioranza dei progressisti preferirebbe coprire il buco finanziario del sistema alzando o eliminando il tetto massimo, di modo che gli americani più ricchi si assumano un maggior peso nel finanziamento del programma. Eliminare il tetto massimo garantirebbe alla Social Security stabilità finanziaria per altri 75 anni circa, secondo un’analisi del network ThinkProgress.

Nonostante i dati sin qui snocciolati, in una dichiarazione alla stampa Sam Johnson ha affermato che questa nuova legislazione «salverà definitivamente la Social Security, assicurando che questo programma vitale continui a funzionare per chi già ne beneficia, per i lavoratori e per le generazioni future».
La questione è stata marginale durante la campagna elettorale, ma Donald Trump ha detto esplicitamente che non toglierà fondi alla previdenza sociale. «Non ho intenzione d’imporre tagli, non ho intenzione di alzare l’età pensionabile, non ho intenzione di fare quello che vorrebbero fare. I Repubblicani vogliono davvero tagliare, e tagliare massicciamente, ma io non lo farò» ha dichiarato a una radio del Wisconsin durante le primarie. E la domanda da 2000 miliardi di dollari è se manterrà la sua parola e resisterà ai colleghi di partito.

Di Lorenzo Amarotto

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