Una delle più potenti armi in mano al candidato e poi Presidente eletto Donald Trump sono stati (e lo sono tuttora) i social network. Durante la campagna elettorale è stato il suo account personale su Twitter ad attirare più di altri l’attenzione di analisti e curiosi, generando una ripida curva di crescita nel numero di follower. Ad oggi, Donald Trump è seguito, esclusivamente su Twitter, da più di 18 milioni di persone, che superano di gran lunga il bacino raggiunto da Hillary Clinton (11 milioni) e persino quello dell’account ufficiale del Presidente degli Stati Uniti (12 milioni). Le dimensioni del pubblico a cui si rivolge quotidianamente sono notevoli e aumentano di giorno in giorno. Osservare l’effetto dei tweet del tycoon statunitense sugli utenti permette di tastare il polso della situazione e comprendere le motivazioni della gente che lo sostiene o lo contesta. In effetti, come dimostrato da una ricerca di “Voices from the Blogs (spin-off dell’Università degli Studi di Milano), ospitata dal Washington Post, se gli analisti politici avessero riposto più attenzione ai social network, l’esito delle elezioni presidenziali non sarebbe stato sorprendente per nessuno.

Secondo recenti rilevazioni, l’account Twitter di Trump si trova al 74° posto nella classifica globale. In media, vengono pubblicati quattro tweet al giorno, principalmente testuali (dati Twitter Counter, dicembre 2016). Uno dei suoi ultimi messaggi risale allo scorso 27 dicembre e ripropone con altre parole il concetto del suo slogan principale, Make America great again:

The world was gloomy before I won – there was no hope. Now the market is up nearly 10% and Christmas spending is over a trillion dollars!

Il suo uso intenso del proprio account personale non si è però attenuato dopo la vittoria elettorale, se non nei giorni delle feste natalizie. Il Presidente eletto ha infatti continuato a twittare le proprie opinioni, su fatti di attualità e sugli antagonisti politici. Il suo comportamento ha destato molte preoccupazioni in seno al suo partito e tra i suoi oppositori, poiché non si tratta più di messaggi pubblicati da un cittadino privato, ma dal successore di Barack Obama e rappresentante degli Stati Uniti. Tuttavia, Trump non sembra aver intenzione di dare retta a chi vorrebbe che abbandonasse l’account personale.

Un uso così libero di Twitter da parte del Presidente eletto comporta delle conseguenze importanti. Prima di tutto, durante i mesi della campagna, i messaggi divulgati tramite l’account @realDonaldTrump sono stati presi molto seriamente, sia dai cittadini sia dai media. Accuse, rivendicazioni, proposte più o meno realizzabili sono diventate parte integrante di articoli e di dibattiti e sono state condivise decine di migliaia di volte su Twitter e su altri social network. Trump ha fatto proprio il concetto di disintermediazione, ossia si è liberato dei media, diventando lui stesso un organo di informazione privo di censori. Il 5 dicembre ha infatti dichiarato:

If the press would cover me accurately & honorably, I would have far less reason to ‘tweet.’ Sadly, I don’t know if that will ever happen!

Secondariamente, ma in modo correlato, i tweet hanno contribuito a dare grande risalto alle posizioni del candidato su diversi temi. Infatti, il limite dei 140 caratteri imposto da Twitter rende il “politichese” una presenza ingombrante: costringe a fornire risposte brevi e concise. In questo modo, il cittadino medio ha la possibilità di entrare nella mentalità del candidato e cogliere nell’immediato le sue posizioni su una serie di temi complessi, che vanno dall’economia alla lotta al terrorismo. Trump ha saputo comunicare per slogan, abbracciando le logiche pubblicitarie proprie del mondo del business, anche se questo comporta il rischio di esprimersi con superficialità su questioni complicate.

In terzo luogo, i social network permettono di interagire liberamente con persone altrimenti inarrivabili. Ogni tweet pubblicato da @realDonaldTrump conta qualche migliaio di risposte, sia da sostenitori sia da antagonisti. L’interattività è stata una caratteristica ampiamente sfruttata anche dal Presidente uscente Barack Obama, sin dalla sua prima campagna elettorale. Obama e il suo staff hanno compreso l’importanza di usare questi strumenti di comunicazione per dare un’impronta più spontanea e umana al rapporto con i cittadini. Tuttavia, bisogna sottolineare che esiste un nutrito entourage che si assicura che le dichiarazioni divulgate al pubblico tramite gli account presidenziali siano coerenti con la linea politica del governo. Ogni contenuto deve passare il vaglio dell’ufficio stampa presidenziale prima di ricevere il permesso di pubblicazione. Anche lo staff elettorale ha cercato di porre freno alla disinvoltura del candidato repubblicano, cancellando e riscrivendo contenuti o rimediando ai refusi, come dimostrato a colpi di screenshot da Todd Vaziri, un cittadino che ha notato la costante sparizione di tweet “iperbolici” dall’account. È proprio questo controllo che Trump rifugge e contesta, adottando un uso dei mezzi di comunicazione libero da costrizioni ma spregiudicato, almeno secondo il 49% degli americani intervistati dal “Time”.

Relativamente a quest’ultimo aspetto, bisogna ricordare che le posizioni prese dal Presidente degli USA definiscono le linee d’azione del governo, sia a livello nazionale sia internazionale. Secondo Richard A. Boucher, ambasciatore e sei volte portavoce del Dipartimento di Stato degli USA, Trump non può più permettersi di dare indicazioni incoerenti, opinioni superficiali, prendere iniziative in modo impulsivo, perché dalle sue azioni dipendono le azioni di chi rappresenta gli USA all’estero e le relazioni con gli attori internazionali. Inoltre, decisioni poco ponderate possono portare molto facilmente a crisi diplomatiche, come dimostrano le conseguenze seguite all’annuncio di una telefonata da parte dalla leader taiwanese Tsai Ing-wen. Dialogare direttamente con Taiwan senza passare per il governo centrale è stato percepito dalla repubblica popolare cinese come un atto di lesa sovranità, in quanto l’isola è considerata territorio cinese, al di là delle rivendicazioni d’indipendenza della popolazione. Per questo motivo, la Cina ha reagito sequestrando un drone statunitense che sorvolava le acque internazionali al largo delle coste filippine e minacciando di armare i nemici degli USA. Trump però non ha contribuito a calmare le acque. In merito al drone, si è limitato ad affermare che «possono tenerselo» e ha rincarato la dose criticando la condotta del governo cinese in ambito economico.

È proprio in merito a queste criticità che il Dipartimento di Stato USA ha sollevato dei dubbi sull’uso dei social, specialmente dell’account personale su Twitter, da parte del Presidente eletto. Le sue affermazioni, come visto, possono avere delle conseguenze dirette nel mondo reale, ora più di prima. È probabile che l’assunzione dell’incarico presidenziale costringerà Trump a rivedere il suo comportamento sui social, ma resta da vedere che cosa accadrà tra oggi e il giorno del giuramento, il 20 gennaio 2017.

Di Erika Panuccio

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