Il 2016 è stato un anno tormentato per il Venezuela e i suoi ultimi giorni sono stati marcati da importanti tensioni interne ed esterne. Da tempo il presidente Nicolás Maduro denuncia di essere in balia di un’azione di guerra economica alimentata dai Paesi confinanti, in particolare il Brasile e l’Argentina. In effetti, dal 2 dicembre scorso il Paese non è più parte attiva del Mercato comune del Sud (Mercosur), per via di una procedura di sospensione voluta dagli Stati fondatori – Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. In altre parole, il Venezuela è stato retrocesso allo status di associato, un atto che è stato additato come un golpe dal governo di Maduro. Infatti, in occasione dell’ultima riunione, svoltasi il 14 dicembre a Buenos Aires, i rappresentanti dei Paesi membri non hanno voluto incontrare il Ministro degli Esteri venezuelano Delcy Rodríguez, che ha parlato di questo comportamento nei termini di boicottaggio. Secondo il Ministro, si tratta di una mera provocazione da parte di «burocrati che stanno distruggendo il Mercosur» che sono «compromessi con mandati imperiali». Il Venezuela sembra essere sempre più chiuso tra alte mura.

La motivazione presentata dal Mercosur a supporto della decisione, fa riferimento a un mancato adeguamento agli standard economici e democratici previsti dallo statuto dell’organismo. Una delle potenziali cause che hanno portato a questa situazione è stata la sospensione del referendum revocatorio contro il presidente, ordinata dal Consiglio nazionale elettorale (CNE, controllato dal governo) e duramente condannata dall’opposizione come abuso di potere. Questo fatto ha danneggiato ancora di più l’immagine di Maduro, già intaccata dalla crisi economica e sociale che sta lacerando il Paese. Nonostante la contrazione del tasso di crescita e l’alto tasso di disoccupazione, i sostenitori del governo continuano a plaudire gli sforzi compiuti per dare vita al progetto socialista, che ha permesso, ad esempio, di dare una casa a molti venezuelani meno abbienti. L’opposizione invece contesta l’aumento della spesa pubblica, attribuendo a essa l’origine dei problemi del Venezuela, in contrasto con i chavistas, secondo i quali la crisi dipende dall’ingerenza di attori esterni e dal crollo del prezzo del greggio. Nel frattempo, governo e opposizione continuano a darsi battaglia, accusandosi a vicenda di aver portato il Paese sull’orlo del baratro e dilungando il rimpallo di responsabilità per gli alti livelli di corruzione nell’amministrazione pubblica e nella politica.

I problemi più gravi che deve affrontare il governo di Maduro sono quindi la svalutazione della moneta, la caduta del prezzo del petrolio, un tasso d’inflazione elevatissimo, che secondo degli studi raggiungerà una percentuale a quattro cifre nel 2017, e la scarsa disponibilità dei beni di prima necessità, che ha dato vita a episodi di saccheggio e proteste violente nelle città. In reazione a queste criticità, Maduro ha approvato una serie di misure, come lo sconto del 2% sull’IVA e il ritiro delle banconote da 100 bolívar, considerate al centro del contrabbando delle “mafie colombiane” che starebbero accumulando cartamoneta venezuelana all’esterno del Paese. Anche il ritardo nella consegna delle nuove banconote e monete, che introdurranno tagli più elevati pari a 500 e 200.000 e monete da 10 a 100 bolívares, è stato attribuito dal presidente a un presunto complotto diretto dagli Stati Uniti. Per favorire un commercio sano e contrastare il contrabbando, è stato inoltre approvato l’acquisto di carburante venezuelano anche tramite moneta straniera, come il pesos colombiano, presso le stazioni di servizio sulla frontiera. Tuttavia, bisogna considerare che al momento gran parte dei varchi tra i due Paesi consentono solamente il passaggio pedonale, quindi quest’ultima misura avrà effetto solo quando verrà ripristinato anche il transito dei mezzi.

Una delle ulteriori misure applicate dal governo del Paese è stata infatti la chiusura della frontiera con la Colombia e il Brasile, messa in atto il 12 dicembre. I varchi sono stati parzialmente riaperti il 20 dicembre, in maniera graduale, tuttavia Maduro avrebbe intenzione di mantenere delle restrizioni anche nel mese di gennaio. La popolazione sta vivendo con grande angoscia questi eventi e molti stanno sfruttando le aperture del confine per approvvigionarsi di alimenti e medicine in Colombia, come riportato dai corrispondenti di AFP. Questo provvedimento non è una novità, anzi, la frontiera era stata recentemente riaperta dopo un blocco durato un anno. Nell’agosto 2015 i varchi situati lungo i 2.200 km tra Venezuela e Colombia erano stati chiusi per ordine dell’attuale presidente, per difendersi dai gruppi paramilitari colombiani che operavano presso il confine. Nei tre mesi successivi alla riapertura, risalente allo scorso agosto, ben 11 milioni di venezuelani hanno attraversato il confine con la Colombia. In seguito alla nuova chiusura e riapertura, la scena si è ripetuta. La crisi economica e istituzionale, acuite dalla sospensione da parte del Mercosur, creano un quadro della situazione complesso e molto instabile. Il 2017 si apre nell’incertezza e non è ancora certo se questa recente riapertura dei confini verrà confermata o se invece il Venezuela tornerà a rinchiudersi in uno stato di isolamento.

Di Erika Panuccio

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