Evo Morales, il primo Presidente di origine indigena della storia della Bolivia, porta avanti la sua rivoluzione bolivariana da circa 11 anni, dal gennaio 2006, da quando con il Movimento per il Socialismo convinse il popolo boliviano ad intraprendere una svolta che traghettasse il paese verso una nuova era. Nella fase attuale di declino delle sinistre in Sud America, la Bolivia di Morales è l’unico paese che solidamente riesce a tenere testa all’avanzamento della destra neo-liberista delle multinazionali che ha già stretto nella morsa il Brasile, l’Agentina, e che tenta di affondare il Venezuela con la guerra economica in corso dal 2011.

Proprio a sostegno del Venezuela Evo Morales inviò un atto di protesta ai paesi del Mercato Comune del Sud (Mercorsur), contro la sua espulsione nell’organizzazione (approvata il 2 dicembre 2016). Nel documento egli considera l’espulsione del Venezuela come una grave azione che danneggia l’integrità regionale, e che la Bolivia potrebbe, nel tempo, rivalutare la sua posizione come membro del Mercosur. In questo modo, ribadisce il presidente, si è ripetuto lo stesso errore dell’espulsione di Cuba nel 1962 dall’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) per ragioni “ideologiche”.

Per il Mercosur, il Venezuela non ha rispettato gli standard economici richiesti per la sua adesione, e l’espulsione è stata approvata dalla cosiddetta “Triplice Alleanza” neo-liberista e filo-statunitense, Brasile, Agentina, e Paraguay. Il Presidente boliviano durante una conferenza stampa a La Paz nel mese scorso, ha denunciato l’ingerenza di Washington all’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) con l’obiettivo di alimentare conflitti interni a sostegno delle politiche di privatizzazione economica. Dal 2008 i rapporti tra Bolivia e gli Usa sono sempre stati tesi da quando fu espulso l’ambasciatore americano e fu smantellata l’Agenzia per il controllo della droga, entrambi accusati di cospirazione contro il governo.

Il peggior nemico dell’umanità è il capitalismo statunitense. È esso che provoca sollevazioni come la nostra, una ribellione contro un sistema, contro un modello neoliberale, che è la rappresentazione di un capitalismo selvaggio. Se il mondo intero non riconosce questa realtà, che gli stati nazionali non si occupano nemmeno in misura minima di provvedere a salute, istruzione e nutrimento, allora ogni giorno i più fondamentali diritti umani sono violati.

L’insegnamento di Morales al mondo intero è quello di «essere liberi politicamente, per liberarci economicamente». L’azione politica più importante del presidente fu il varo della nuova Costituzione nel 2009 con l’articolo 1 che sancisce la Bolivia come stato comunitarista e plurinazionale: la Bolivia come Stato unitario sociale plurinazionale, basato sulle leggi delle comunità, indipendente, sovrano, multiculturale, con autonomie interne. Il paese si è liberato dal neo-liberismo con l’instaurazione di un economia basata sulla corporazione tra il settore pubblico e quello privato, con il ruolo primario delle cooperative locali indigene, per un’economia indipendente dagli interessi stranieri, per un equo distributismo delle risorse. La transazione verso un’economia comunitarista è stata graduale e razionale, con la nazionalizzazione del settore estrattivo del litio nella zona di Potosi (la principale ricchezza della Bolivia) e degli idrocarburi, il sostegno ai coltivatori di coca per scopi medici, e il miglioramento dello stato sociale. L’economia comunitarista di Morales ha ridotto la povertà del 20% nel 2010 secondo il Cepal, e secondo la Banca Mondiale, nel 2013 la Bolivia ha avuto il miglior PIL di tutta l’America Latina e il suo record storico con il 6.8%. Di grande importanza per lo sviluppo dell’economia boliviana è la svolta geopolitica multipolare attraverso la cooperazione commerciale e militare con la Repubblica Popolare Cinese e la Repubblica Islamica dell’Iran.

Alla luce di questi grandi risultati, Morales deve continuare nell’opera di consolidamento della rivoluzione sociale e sovranista in Bolivia anche dopo la fine del suo mandato nel 2019, nonostante l’opposizione interna ed esterna (tra cui anche la Chiesa Cattolica, e alcune ONG come Fulidei, finanziata dall’ambasciata Usa) gli ha impedito di vincere il referendum per la riforma costituzionale per ottenere il quarto mandato presidenziale 2020-2025. Ha pesato molto sull’elettorato l’accusa del giornalista televisivo Carlos Alberto Bravo, vicino all’opposizione, nei confronti dell’ex-compagna di Morales, Gabriela Zapata, che attraverso il suo ruolo di direttrice commerciale della società cinese Camc Engineering Co. avrebbe ottenuto finanziamenti occulti per conto del presidente.

È necessario che le sinistre sud-americane non si arrendano, proprio in questo momento di crisi regionale, nella fase offensiva del capitalismo transnazionale, con i paesi membri del Mercosur, ormai asserviti e dominati da quest’ultimo. E l’unico modo per resistere è la costruzione di un’asse sud-americana di resistenza multipolarista che includa il Venezuela, la Bolivia, l’Ecuador, il Nicaragua, e Cuba.

Di Dario Zumkeller

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