Il 25 dicembre la tragedia del Tupolev precipitato nelle acque del Mar Nero ha profondamente colpito tutta la Russia.

Tra le 92 vittime trascinate negli abissi marini, oltre agli artisti del famoso coro dell’Armata rossa, e ad alcuni giornalisti anche il medico Elizaveta Petrovna Glinka più comunemente conosciuta come “Doktor Liza”, direttore esecutivo della fondazione internazionale “Spravedlivaja pomosh”(Aiuto giusto).

Non era la prima volta che Elizaveta Petrovna si recava in Siria, questa volta doveva portare medicinali e aiuti umanitari all’ospedale universitario di Latakia.

Nata nel 1962 a Mosca, Elizaveta Petrovna nel ‘86 si laureò, sempre a Mosca, come medico rianimatore. Da quel momento numerose tappe professionali contraddistinsero la sua vita: nel ‘91 negli Stati Uniti conseguì la specializzazione in medicina palliativa, nel ‘99 a Kiev aprì un centro per malati oncologici terminali, nel 2007 a Mosca istituì la fondazione “Spravedlivaya pomosh”… Con l’inizio della guerra nell’Ucraina orientale iniziò a operare anche nel Donbass.

Ho avuto l’onore e il privilegio di conoscerla a Donetsk e d’intervistarla due anni fa.

La ricordo benissimo, una signora minuta, ma con una grande carica di vitalità, di determinazione e di forza d’animo, le fondamenta della sua encomiabile missione: salvare i numerosi bambini che subivano traumi e ferite nella guerra del Donbass. Innanzitutto soccorrerli, dare loro le prime cure e, se molto gravi, trasportarli attraverso un corridoio umanitario fino a Rostov sul Don in Russia, per essere poi trasferiti su voli speciali appositamente allestiti dal governo russo verso centri medici specialistici a Mosca o a San Pietroburgo.

Un’autentica “eroina” del nostro tempo, quel tipo di eroi che agiscono al di là dei riflettori e della fama. Il tipo di eroi che il mainstream occidentale allineato e coperto agli stessi poteri che la guerra nel Donbass l’hanno predisposta, non vuole e non può raccontare.

Ecco alcuni passi dell’intervista rilasciatami nel gennaio del 2015.

Perché nessuno in Occidente parla della guerra del Donbass, e nessuno parla di Lei?

A mio parere, non interessa a nessuno. Tutte le riunioni dei membri dell’Unione europea e degli Stati Uniti terminano con l’introduzione di sanzioni. Nessuno chiarisce le cause della guerra, persino nemmeno si riconosce l’esistenza di una guerra, nonostante l’enorme numero di vittime da entrambe le parti del conflitto. Sono stati uccisi 200 bambini (ed è solo ciò che viene ufficialmente annunciato), le città che vogliono la federalizzazione sono sotto assedio, c’è un enorme numero di vittime, e di disabili.

Di pubblicità Elizaveta Petrovna non ne aveva bisogno, lei era li sul posto con il suo instancabile impegno non per diventare una “ star”, ma per aiutare quei bambini che, loro malgrado finivano travolti dalla guerra…

La ricordo a una conferenza in un Istituto tecnico a Donetzk, agli studenti disse: “Dove un bambino soffre, ci deve essere aiuto, cura e supporto. Che colpa hanno i bambini?”.

A lei non interessava la politica, tutti i suoi sforzi erano orientati solo a salvare le vite di queste piccole vittime innocenti.

Cos’è più pesante nel Suo lavoro?

La morte dei bambini.

Qual è l’evento o gli eventi che maggiormente ricorda?

Mi ricordo tutto. E di tutti. Ogni bambino ha il suo destino e la sua tragedia.

Dalla sua intervista ho appreso che dall’Occidente, riceveva aiuti da Venezia. Non a caso alla fine di novembre di quest’anno una missione commerciale d’imprenditori veneti, la prima di questo genere recatasi a Donetsk, ha consegnato al rappresentante locale della fondazione “Spravedlivaya pomosh” 350 paia di occhiali da vista da parte della sezione veneta dei Corpi Sanitari Internazionali.

Davanti a tanta abnegazione suona fuori luogo il tono con cui l’agenzia ucraina Unian il giorno della tragedia ha annunciato la sua morte: “La catastrofe del Tu-154: a bordo c’era la “Dr. Lisa” rapiva i bambini nel Donbass occupato per portarli in Russia”. Un decoroso silenzio davanti a questo lutto sarebbe stato più dignitoso.

In Russia, invece, i più alti onori. Da poco, l’8 di dicembre di quest’anno, ha ricevuto, con cerimonia solenne in Cremlino, dalle mani dello stesso presidente russo Vladimir Putin, un riconoscimento per altissimi meriti a favore del suo impegno in difesa dei diritti umani.

Il giorno stesso della sua morte il ministro della difesa russo Sergei Shoigu ha deciso di assegnare il nome Elizaveta Glinka a una delle istituzioni mediche del Ministero della Difesa.

L’opera della dottoressa Lisa continuerà, la sua vita funge da esempio, altri medici russi raccoglieranno quel testimone.

Vivrà sempre nelle vite e nella gratitudine dei bambini che ha curato e salvato.

A Voi Elizaveta: “Che la terra Vi sia lieve!” (Pust’ zemlja Vam budet pukhom!) Пусть земля Вам будет пухом!

Di Eliseo Bertolasi

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