Che gli Stati Uniti avessero in qualche modo contribuito all’ascesa dell’ISIS addestrando fazioni islamiste locali poi confluite sotto i vessilli del cosiddetto Califfato è cosa nota. Che gli Stati Uniti avessero armato i cosiddetti “ribelli moderati”, che genericamente vengono ricondotti sotto la sigla di ISIL, è cosa nota (e peraltro denunciata pure a Washington, per bocca della democratica e sandersiana Tulsi Gubbard ). Che, infine, gli Stati Uniti avessero così agito in funzione anti-Assad, con l’intento di destituirlo, è anch’essa cosa nota, com’è noto che l’ingresso in forze della Russia nel conflitto siriano ha sparigliato le carte in tavola, rendendo di fatto impraticabili i progetti iniziali degli USA. La grande novità, però, è che ad ammettere questa versione dei fatti è ora il massimo esponente della diplomazia americana, il Segretario di Stato John Kerry, secondo quanto emerge dalla registrazione di un incontro privato con una delegazione di civili siriani.

Originariamente passata al New York Times alla fine di settembre e pubblicata per intero dalla CNN poco dopo, la registrazione è di un incontro che il capo del Dipartimento di Stato ha avuto in settembre con alcuni civili siriani presso la Missione Olandese alle Nazioni Unite. La CNN ha in seguito cancellato l’audio dal proprio sito, lasciandone però una rapida descrizione dei contenuti, accompagnata da una nota che spiega che: “L’audio è stato rimosso su richiesta di alcuni partecipanti all’incontro che temevano per la propria incolumità”. La registrazione ha fatto però in tempo a venire pubblicata il 4 ottobre sul canale dell’utente YouTube “Angel North”. Negli ultimi giorni è stata sollevata l’attenzione sul caso, dacché Wikileaks ha rilanciato sulla propria pagina Facebook il link dell’audio in questione.

Dispiaciuto di fronte al suo uditorio, Kerry ammette di essersi espresso a favore dell’uso della forza già nel 2013, quando si ipotizzava che Assad avesse usato armi chimiche contro la popolazione.

Sono colui che prese posizione e disse che avremmo attaccato Assad per l’uso di armi chimiche.

L’attacco chimico in questione – che avrebbe avuto luogo a Ghouta, un sobborgo di Damasco – è di fatto impossibile da provare, ed anzi alcuni sostengono che, nel caso, è più probabile che dietro vi siano i “ribelli moderati”. «Abbiamo però un Congresso – continua Kerry – che non avrebbe autorizzato l’uso della forza».

Vista dunque l’impossibilità di dichiarare guerra al Governo di Damasco, con Obama che si rifiutò anche (di contro a Kerry, a Hillary Clinton e a membri del Pentagono) d’imporre una no-fly zone – si optò per l’addestramento e il finanziamento delle fazioni ribelli.

Nella conversazione, inoltre, il capo del Dipartimento di Stato ammette persino che gli Stati Uniti erano ben consapevoli della relativa forza di Daesh (ISIS, ndr) nella regione.

Vedevamo che la forza di Daesh cresceva e pensavamo che non così potesse dirsi di Assad.

Dicendosi assai frustrato per l’evoluzione della guerra in Siria, Kerry spiega poi alla delegazione che la volontà dell’Amministrazione Obama è stata quella di «aiutare il popolo siriano a combattere per il proprio paese, e per questo abbiamo speso un sacco di soldi e un sacco di energie», mentre le mosse belliche della Russia “hanno cambiato lo scenario”, rendendo la rimozione di Assad ben più difficile (oggi ormai impensabile, con la Russia che guida le trattative di pace senza gli Stati Uniti e con Trump che vuole defilarsi dal conflitto).

A proposito dell’intera registrazione, il portavoce del Dipartimento di Stato John Kirby ha dichiarato:

Rifiutandoci di commentare una conversazione privata, il Segretario Kerry ha espresso gratitudine per l’opportunità d’incontrare un gruppo di siriani, di ascoltare direttamente le loro preoccupazioni e di esprimere quello che è il nostro obiettivo principale e continuo: porre fine a questa guerra civile.

 

Di Lorenzo Amarotto

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