Ricordate quando Trump disse che in caso di sconfitta non avrebbe ammesso automaticamente la vittoria della Clinton? Non essendo andate così le cose temo non potremmo mai sapere con certezza se lo avrebbe fatto o meno. Ciò che però sappiamo di certo sono le reazioni del mondo clintoniano. Più ci avviciniamo all’Inauguration Day, più l’isteria del mondo dello spettacolo americano aumenta. Il 19 gennaio dovranno recintare la collina di Hollywood, togliere la scritta lettera per lettera, e scriverci “Manicomio”. E la cosa più grave è che l’isteria sembra stia attraversando l’atlantico. A buon intenditore…

Ma possibile che nessuno del suddetto mondo dello spettacolo si sia mai fatto la domanda, soprattutto alla luce dei risultati elettorali, se i loro attacchi danneggino involontariamente la loro causa? La forza trainante di Trump è stata il risentimento verso le élite. E come inizia il discorso di Maryl Streep?

Voi, stampa estera, e tutti noi in questa sala, apparteniamo ai segmenti più diffamati dalla società americana.

E poi, immediatamente dopo, vengono inquadrati i volti dei privilegiati della società che ridono nei loro abiti costosi.

Come osservato dello scrittore Gay Talese , intervistato da Mastrolilli su “La Stampa”:

… le uscite come quella di Meryl Streep danneggiano la sua stessa causa, perché rafforzano la convinzione di chi ha votato Trump. Gli elettori del nuovo presidente lo hanno scelto proprio contro l’ establishment, che nella loro mente include le élite liberal come quella di Hollywood. Prendendo una posizione così netta, e sfruttando una sede non appropriata a cui gli altri cittadini non hanno accesso, la Streep ha confermato tutti questi pregiudizi. Forse ha soddisfatto chi era già contro Trump, ma non credo che abbia fatto altri proseliti, e invece ha solidificato le convinzioni dei suoi elettori.

È invece più recente la notizia del “J20 Art Strike” indetto da giganti del mondo artistico americano – tra i quali Cindy Sherman e Richard Serra. Il giorno dell’inaugurazione tutti i musei, le biblioteche, i cinema e i teatri che sottoscriveranno lo sciopero dovranno rimanere chiusi in segno di protesta contro il trumpismo imperante. Insomma, benzina sul fuoco.

Allora proviamo a fare una controproposta che salvi il mondo dello spettacolo dalla crisi autolesionista in cui è scivolato: caro mondo delle arti e dello spettacolo americano, perché limitarsi a un solo giorno di sciopero? Sciopera per tutto il mandato di Trump, e in questi quattro anni conserva le energie e concentrati su quei segmenti di società che non se ne importano più di te e magari non hanno nemmeno la televisione in casa. Caro mondo delle arti e dello spettacolo, hai già degli esempi da seguire e, guarda caso, sono anche tra i pochi che hanno visto l’imminente sconfitta. Michael Moore, originario del Michigan, che nel suo primo documentario indagava gli effetti della delocalizzazione a Flint; e Bruce Springsteen, autore di un album che parla del paese profondo: “Nebraska”. Caro mondo delle arti e dello spettacolo, scendi dal monte Hollywood e cammina tra i mortali.

Di Alessandro Viola

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