“Repeal and replace Obamacare”: questo è stato il mantra che ha accompagnato moltissimi dei comizi di Donald Trump, specie agli sgoccioli di una campagna elettorale dai toni infuocati. La famosa riforma sanitaria voluta da Barack Obama è da sempre considerata dai Repubblicani troppo dispendiosa e insostenibile, e così la considera anche Trump, che, in aggiunta, ha spesso cercato di sfatarne l’immagine di salvatrice delle classi più deboli e disagiate: secondo il Presidente eletto, infatti, questa riforma è inefficiente ed ha il demerito di non garantire realmente la copertura sanitaria a molte fasce deboli. Anzi, si dice, tanti che prima godevano della copertura sanitaria l’avrebbero persa proprio in ragione dell’Obamacare, vedendo schizzare alle stelle il costo delle polizze sanitarie. “The Affordable Care Act (Obamacare, ndr) is no longer affordable” è l’altro mantra del magnate newyorkese.

È forse questo, in effetti, il problema più grande con cui, all’atto pratico, l’ambiziosa riforma sanitaria obamiana si è dovuta scontrare. «Chi è soddisfatto del proprio piano assicurativo, potrà tenerlo» è la frase del Presidente Obama che i critici non hanno esitato a sventolare quando si è visto che la realtà non era proprio così. Molti, infatti, che si ritenevano soddisfatti della preesistente copertura sanitaria e avrebbero semplicemente voluto rinnovarla tale e quale, hanno dovuto con sorpresa e amarezza constatare che la loro assicurazione non era più compatibile con gli standard fissati dal governo, ma per acquistarne una approvata da Washington il premio mensile schizzava in alto. A tutto ciò s’è accompagnata la stangata fiscale, inevitabile per sostenere i costi del programma.

Negli ultimi anni è poi emerso che moltissimi americani, perlopiù in buona salute, hanno preferito pagare la multa prevista per chi non è coperto da nessuna assicurazione invece che comprare una polizza. Di conseguenza i cittadini che hanno aderito al programma sono stati molti meno del previsto: al momento si stima che circa 27 milioni di americani non siano ancora coperti da nessuna assicurazione. Un numero così alto di persone non assicurate – e il fatto che grazie alla riforma siano entrate nel sistema moltissime persone già malate che prima ne erano escluse – ha fatto aumentare di molto i prezzi delle polizze sanitarie, o persino costretto diverse compagnie assicurative a ritirarsi dal mercato.

Se Trump e il Grand Old Party sono dunque decisamente compatti nella volontà di abrogare (“repeal”) l’Affordable Care Act, c’è da dire che in sette anni i Repubblicani non sono riusciti a elaborare una valida alternativa, né Trump, oltre ai facili annunci, ha saputo proporre un piano a tutti gli effetti per rimpiazzare la riforma obamiana. E tornare semplicemente a prima del 2010 non è una via praticabile.

Qualche giorno fa, il presidente uscente ha dichiarato:

Passata la legge, negli ultimi sei, sette anni abbiamo sentito i Repubblicani dire che potevano offrire un’alternativa che si sarebbe rivelata decisamente migliore per tutti, rispetto all’Affordable Care Act. E invece, negli ultimi sei, sette anni non è stata presentata alcuna alternativa che secondo qualunque esperto credibile di politica sanitaria sia in grado di funzionare meglio. Di fatto, molti dei loro programmi finirebbero per far perdere la copertura a tanta gente e per peggiorarla a chi la mantiene.

È anche per questo che Obama ritiene che la sua riforma, nei tratti essenziali, sopravviverà: probabilmente i Repubblicani apporteranno alcune modifiche e daranno al tutto il nome di “Trumpcare”, nel qual caso «mi andrebbe bene», ha affermato il Presidente uscente in un’intervista rilasciata all’ABC.

In ogni caso, il rischio più grave che potrebbe derivare da un’abrogazione dell’Obamacare senza un adeguato rimpiazzo è che milioni di persone, non potendo permettersela, perdano la copertura sanitaria – accanto a un aumento dei costi ospedalieri e dei prezzi di farmaci e assicurazioni. Ed è per questo che anche diversi conservatori, come il senatore Rand Paul, ritengono impensabile abolire la riforma obamiana senza, al contempo, introdurre un più valido programma.

Di Lorenzo Amarotto

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