Mentre in Bolivia e in Venezuela si parla di rivoluzione bolivariana, in riferimento a Simón Bolivar (1783-1830), il generale rivoluzionario che liberò il Sud America dal colonialismo spagnolo, in Nicaragua c’è il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN) al potere dal 1979, che prende il nome da Augusto César Sandino (1895-1934), leader della guerriglia che lottò contro l’occupazione americana del Nicaragua negli Anni Trenta.

Il Fronte Sandinista di Daniel Ortega è stato rieletto per per il quarto mandato presidenziale conquistando il 72% dei voti alle elezioni dello scorso Novembre, insieme alla moglie Rosaria Murillo come vicepresidente. La cerimonia popolare si è svolta il 10 Gennaio nella Piazza della Rivoluzione, nel centro storico di Managua, dove il 19 luglio 1979 i sandinisti rovesciarono il regime Somoza che governò il Nicaragua per 42 anni. All’evento erano presenti anche Nicolas Maduro (Venezuela), Evo Morales (Bolivia), Salvador Sanchez Ceren (El Salvador), Joseph Martelly (Haiti) e Tsai Ing-wen (Taiwan).

Daniel Ortega nel suo discorso ha giurato di difendere la Costituzione fino alla fine del suo mandato che si concluderà nel 2022, e di continuare a lavorare per la pace ed a stabilizzare la struttura economica e sociale del paese. Secondo le dichiarazioni di Humberto Lopez, presidente della sezione centro-americana della Banca Mondiale, il Nicaragua è una delle migliori economie dell’area latinoamericana con un tasso di crescita previsto nei prossimi anni del 4.5%. In un paese prevalentemente agricolo, Daniel Ortega, dal suo primo mandato nel 2006, ha realizzato un sistema economico corporativo impegnato nel settore primario e nei trasporti, portando il paese all’autosufficienza alimentare, e un programma di redistribuzione della ricchezza alzando il reddito pro capite della popolazione, con la tutela della piccola proprietà terriera, l’autogestione comunitaria dei mercati locali e delle piccole fabbriche manifatturiere nelle provincie, e il miglioramento del sistema previdenziale e sanitario.

In politica estera, il pragmatismo di Ortega ha incentivato la crescita degli investimenti stranieri, instaurando rapporti economici e strategici con la Russia e la Cina. Proprio in Nicaragua, nei prossimi dieci anni verrà completato il più grande progetto architettonico del XXI secolo: la costruzione del Canale del Nicaragua finanziata del businessman di Hong Kong, Wang Jing. Un impresa di 50 miliardi di dollari approvata dal governo sandinista nel 2013 che dividerà il territorio nicaraguense in due parti e collegherà l’Oceano Atlantico con il Pacifico in concorrenza con il canale (americano) di Panama. Ed ancora, entro quest’anno la Cina porterà a compimento la realizzazione dei primi due satelliti di bandiera nicaraguense.

La rivoluzione sandinista, alla pari di quella bolivariana, ci insegna come sia possibile realizzare un sistema economico e sociale diverso da quello dominante della globalizzazione liberale. Il Nicaragua sandinista di Ortega è un autentico laboratorio politico per sistema socio-economico sovranista impostato sulle fondamenta delle comunità, delle tradizioni, e dell’indentità culturale dei popoli. Una strada necessaria da percorrere se l’odierna piccola Europa, relegata ad essere un continente di periferia sotto la morsa del potere del capitalismo oligarchico, vuole uscire dall’impasse in cui si trova.

Di Dario Zumkeller

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