Sembra che Cina e Vietnam stiano per raggiungere, finalmente, un tanto agognato accordo sulla questione del Mar Cinese Meridionale.

In questi giorni, infatti, si sono tenuti degli incontri tra esponenti di spicco dei due stati. Quello più importante, ha visto coinvolti Nguyen Phu Trong, segretario generale del Partito Comunista del Vietnam, e Zhang Dejang, Presidente del Comitato Permanente dell’Assemblea nazionale del popolo. Il risultato di quest’ultimo convegno è la ripromessa, da entrambe le parti, di una risoluzione alla problematica della sovranità marittima, che non comprometta ulteriormente la sicurezza nell’area.

Altri temi sono stati toccati in questi incontri come, ad esempio, lo sviluppo economico e sociale, che, almeno in teoria, dovrebbe procedere in stretta collaborazione, secondo un modello win-win che ha già dato abbondanti frutti nei rapporti sino-africani. Altro esempio eclatante di una possibile riconciliazione potrebbe essere la volontà, da parte delle forze armate, di una cooperazione di alto profilo, votata al rafforzamento delle stesse.

Questa serie di incontri tra gli esponenti di questi due paesi cadono come fulmini a ciel sereno, in uno scenario, quello del Mar Cinese Meridionale, che fino a qualche mese fa sembrava non avere una soluzione concreta. Sia il Vietnam, che la Cina hanno molto di che guadagnare da una cessazione delle ostilità, o quantomeno da una loro diminuzione. Il primo, infatti, non correrebbe più il rischio di un’aggressione e invasione da parte del colosso cinese, mentre la seconda vedrebbe calare drasticamente la pressione esercitata dagli USA, i quali, in funzione anti-Pechino, si servono delle nazioni limitrofe alla Repubblica Popolare.

Questa politica, quella del “Pivot to Asia”, dà però tutta l’aria di essersi bloccata, con tutti i problemi che sta incontrando, dai tumulti in Corea del Sud al fallimento del TTP. Ostacoli, questi, che però lasciano momentaneamente carta bianca alla Cina, che, stipulando accordi di vario genere con paesi come il Vietnam, si prepara all’ascesa di Trump.

Eppure il caso del Vietnam non è il solo; già le Filippine, con l’elezione di Rodrigo Duterte, sembrano sulla buona strada per una definitiva riconciliazione. Il Vietnam, con questa serie di convegni (che certamente continueranno almeno nel prossimo futuro), sembra aver imboccato la stessa via. Ovviamente sussistono delle differenze, ma il “fil rouge” è lo stesso: la ricerca, da parte di queste due nazioni, di una politica ben diversa da quella del passato, nei confronti del gigante asiatico.

Nuovi, grandi scenari geopolitici, si prospettano nel Sud-est asiatico. Staremo a vedere.

Di Giuseppe Cammarano

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