Domenica scorsa, a Guayaquil, il popolo dell’Ecuador ha festeggiato i 10 anni della “Revolución Ciudadana” guidata dal presidente socialista Rafael Correa che ha permesso a 2 milioni di cittadini di uscire dalla povertà. Il presidente Correa, nel suo intervento, ha affermato che il più grande successo ottenuto è stato quello di aver recuperato l’orgoglio e la sperenza, l’aver ricostruito la Patria. Una rivoluzione sociale, contro l’oligarchia e la corruzione, a sostegno delle classi popolari. Con la rivoluzione sono stati investiti 85 milioni di dollari, in particolare nei settori dell’istruzione e nei servizi di prima necessità, non è un caso che l’Ecuador risulta essere al secondo posto tra i paesi più felici al mondo. Nel 2017 si prevede una crescita dell’economia di 1,4 punti percentuali. L’Ecuador in questi 10 anni ha ricostruito una Patria stabile ed economicamente in crescita, con politiche popolari che hanno affrontato, seriamente, la povertà. Migliorando l’efficienza, combattendo l’evasione fiscale, riducendo la dipendenza dal petrolio. Una rivoluzione che ha ottenuto enormi risultati in educazione, salute, lavoro, previdenza sociale e diritti delle donne.

Correa ha ribadito che la celebrazione per i 10 anni della rivoluzione “più che nel passaggio delle cose raggiunte, è per l’aspettativa dei risultati nuovi”, affermando che nessuno “potrà fermare questo processo che è già una leggenda”. Sereno, il presidente si è detto felice per i risultati ottenuti, “È bello partire senza dire addio, con lo sguardo sereno, e la voce ferma”
Paola Pabon, segretaria nazionale di Gestione della Politica dell’Ecuador, su Prensa Latina, ha dichiarato che:

nel 2016 abbiamo duplicato il numero di persone con accesso alla previdenza sociale, fatto che significa accedere a prestazioni di salute, poter avere una vecchiaia degna, con una pensione che permetta di affrontare la vita. Abbiamo rivoluzionato il paese, l’Ecuador della prostrazione, della frustrazione e della vergogna rimase nel passato, oggi abbiamo un paese che può sognare nel futuro.

La rivoluzione ora dovrà affrontare una nuova sfida, questa volta elettorale, senza il suo leader, Rafael Correa. Infatti il presidente ha deciso, insieme al suo partito Alianza País, di sostenere la candidatura dell’ex vicepresidente, Lenin Moreno. Le elezioni si svolgeranno il 19 febbraio, e il possibile ballottaggio sarà il 2 aprile. Gli altri sette candidati per la corsa presidenziale sono: Guillermo Lasso (Creo-Sum); Cynthia Viteri (PSC); Paco Moncayo (accordo per il cambiamento); Washington pesantez (Unione Ecuador); Abdala Bucaram (Fuerza Ecuador); Patricio Zuquilanda (PSP3); Ivan Espinel (Impegno Sociale).

Dieci anni di conquiste sociali che sfideranno il neoliberismo in una lotta decisiva che avrà conseguenze su tutta l’America Latina, come ha dichiarato l’attuale presidente “L’ecuador è già cambiato”, ma questo è solo l’inizio di un lungo cammino verso la Patria Socialista.
I nemici sono tanti, il Presidente Correa da tempo ha denunciato il nuovo Piano Condor per far fallire il Socialismo XXI in Sud America, oltre a ciò ha denunciato anche il piano per destabilizzare il governo eletto democraticamente dell’Ecuador, secondo il presidente c’è un piano iniziato dal 2013 dai fratelli Isaias, gli ex banchieri responsabili della crisi finanziaria del 1999, in combutta con i politici di una destra, corrotta e impopolare.

Il socialismo ha davanti a sé una duplice sfida, interna ed esterna. Siamo in attesa di verificare quale sarà il comportamento degli Stati Uniti del neoeletto Trump.
Avrà forse ragione Correa, il quale sosteneva che l’America Latina aveva necessità di un shock-Trump, perchè “lui è così estremista che questo genererà una reazione in America Latina, così forte da costruire un maggiore sostegno per i governi progressisti”?
In attesa di una risposta dalla storia, assisteremo con attenzione l’esito elettorale del 19 febbraio, quando Lenin Moreno affronterà il neoliberismo e il golpismo americano.

Di Andrea Salutari

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