Natale con i tuoi, capodanno con chi vuoi – recita l’adagio popolare – e così il Senatore statunitense John McCain ha deciso di passare il suo capodanno in viaggio attraverso l’Europa dell’Est, in quello che è stato un vero e proprio tour de force per rassicurare i partner orientali dell’Alleanza Atlantica. A pochi giorni dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, infatti, sono molte le preoccupazioni, soprattutto di coloro che hanno fatto della russofobia la pietra angolare della propria politica estera.

Il 28 e 29 Dicembre, McCain ha visitato Estonia, Lettonia e Lituania. Qui, nel corso dell’anno, si sono tenute le più vaste esercitazioni militari dai tempi della Guerra Fredda e sono ora stanziati quattro battaglioni operativi da 4mila uomini in totale: una forza multinazionale dell’Alleanza a garanzia e protezione dei Paesi baltici «di fronte al riemergere delle ambizioni espansioniste di Mosca». Il Senatore ha promesso che, nonostante l’elezione di Trump, gli Stati Uniti manterranno gli impegni assunti nella NATO.

Il 30 Dicembre si è diretto alla volta di Kiev, dove il Presidente ucraino Petro Poroshenko lo ha accolto conferendogli l’Ordine della Libertà, una riconoscenza meritata sul campo, o forse sarebbe meglio dire sul palco, dal quale incitava i manifestanti di “Euro-Maidan” a cacciare Yanukovich e insediare un governo disposto ad accettare i diktat di Washington e del Fondo Monetario Internazionale. L’indomani “Il Padrino” americano del colpo di Stato ucraino ha raggiunto il centro di comando delle forze armate nei pressi di Mariupol, porto strategico sul mar d’Azov, per alzare il morale delle truppe ucraine ormai allo sbando. McCain ha garantito che gli Stati Uniti faranno tutto il possibile per dare all’Ucraina e al suo esercito «ciò di cui ha bisogno per vincere». Dichiarazioni che hanno lo stesso effetto della benzina sul fuoco, perché, come accusa giustamente Vittorio Nicola Rangeloni, reporter italiano in Donbass:

Invece di trovare una soluzione ragionevole invitando al rispetto degli accordi di pace, fomentano ulteriore odio, rischiando una nuova riaccensione del conflitto ed il fallimento definitivo del percorso di trattative intavolate a Minsk.

Il tour anti-russo non poteva che terminare in Georgia, teatro della guerra che nel 2008 portò all’indipendenza dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud. Il 2 Gennaio, di fronte alle truppe georgiane addestrate dai contingenti NATO, McCain ha ribadito che se il Mondo è diventato molto più pericoloso, il colpevole è uno solo e si chiama Vladimir Putin.

L’intelligence e i vertici politici e militari americani sono seriamente preoccupati delle continue e reciproche manifestazioni di simpatia tra Trump e Putin, ma, mentre il Presidente-uscente Barack Obama reagisce istericamente ordinando l’espulsione di 35 diplomatici russi dagli States, il Senatore McCain opera per rinforzare la nuova cortina di ferro, che ora corre dal Baltico al mar Nero, dall’Estonia alla Georgia appunto.

Di Marcello Berera

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