È tempo di mantenere le promesse fatte durante la campagna elettorale, per Donald Trump: e sembra proprio essere un uomo di parola.

È appena giunta, infatti, la notizia della scelta, da parte sua, di ritirare gli USA dal TPP (acronimo per Trans Pacific Partnership). L’azione è in piena linea con il suo programma politico, caratterizzato da una forte vena isolazionista e da un accanimento generale contro gli accordi di libero scambio in giro per il mondo (TPP, TTIP e NAFTA).

A fare le spese di questa vera e propria crociata, saranno quei paesi che proprio sul TPP hanno scommesso tutto, aderendovi: dal Brunei all’Australia, dal Cile alla Malesia, ma soprattutto il Giappone di Shinzo Abe, il quale, al contrario del presidente tycoon vede nel libero commercio l’unica seria via ad un miglioramento economico generale. Il paese del Sol Levante ha un grande bisogno dell’accordo di libero scambio, nel timore che possa finire travolto nella possibile guerra economica tra Stati Uniti e Cina.

E non è tutto. Nuovi dazi doganali faranno sicuramente la propria comparsa prossimamente, incenerendo i sogni non solo delle aziende che hanno delocalizzato dal territorio statunitense negli ultimi anni, ma anche di quei paesi che le hanno accolte (non a caso, molti di questi stati si trovano nell’area del Sud-est asiatico e del Pacifico in generale).

Il Giappone tenta, come può, di correre ai ripari: la Nuova Zelanda, sotto spinta nipponica, ha appena completato la ratifica totale per l’adesione al TPP, segno che questo accordo non è morto, pur essendo devastato dall’abbandono del suo più importante membro.

L’improvvisa decisione dell’abbandono degli USA dal trattato, getta nel caos il Giappone; ma, al tempo stesso, potrebbe aprire nuove strade: chissà se, ad un aumento delle politiche isolazioniste di Trump, non corrisponda un maggiore riavvicinamento tra la Russia e il Giappone. I prossimi mesi saranno chiarificatori, in questo senso.

Di Giuseppe Cammarano

Commenti