17 Gennaio 2017. Partita nel 1999 con la denuncia da parte di alcuni familiari dei cittadini italiani scomparsi negli anni delle dittature sud-americane, dopo 60 udienze e centinaia di indagati, finalmente è stata fatta giustizia. Finalmente, certo, ma è una giustizia “mutilata”, quella contro i protagonisti del cosiddetto Piano Condor, accusati di crimini e torture ai danni degli oppositori politici tra gli anni ’70 e ’80. Tra quegli oppositori 23 desaparecidos di origine italiana. Tra questi c’è Juan Montiglio, alias Anibal Salcedo, capo del GAP (Gruppo di Amici del Presidente), la guardia privata del Presidente del Cile Salvador Allende, che fu tra gli ultimi a lasciare la Moneda bombardata, per essere poi arrestato dai militari golpisti di Pinochet in quel fatidico 11 Settembre 1973. Il Piano Condor fu l’operazione segreta dalla CIA per instaurare su vasta scala le dittature militari nei paesi dell’America Latina negli anni’70-80, attraverso addestramenti militari e finanziamenti, con l’obiettivo di eliminare e reprimere tutte le organizzazioni comuniste e socialiste ostili agli interessi geopolitici del blocco atlantista. I paesi coinvolti nel Piano Condor furono il Cile, la Bolivia, il Paraguay, l’Uruguay, l’Argentina, e il Perù.

È una giustizia “mutilata” perché il Pubblico Ministero aveva chiesto 27 ergastoli ed un’assoluzione. Invece, nell’aula bunker di Rebbibia, la Corte D’Assise di Roma ha sentenziato 8 condanne all’ergastolo, diciannove assoluzioni, e sei proscioglimenti per la morte degli imputati. Tra i condannati c’è anche l’ex ufficiale dell’esercito cileno, Rafael Francisco Ahumada Valderrama, all’epoca capitano della Caserma d’Artiglieria Tacna, che secondo le testimonianze ordinò le esecuzioni di morte sulla collina di Peldehue, dove fu ucciso anche Juan Montiglio insieme agli altri membri del GAP, e seppellito in una fossa comune.

Una sentenza che ha deluso i familiari delle vittime a causa delle numerose assoluzioni. Ma a questo punto sono necessari delle osservazioni. La prima è la difficoltà, dopo tanti anni dagli avvenimenti, di individuare le singole responsabilità all’interno del Piano Condor. Se la sentenza ha riconosciuto l’esistenza di un piano segreto internazionale anti-democratico, non è stata in grado di identificare il legame tra i vertici militari che erano a conoscenza del Condor, e le gerarchie militari inferiori che eseguivano degli ordini senza sapere dell’esistenza del complotto. Valderrama ordinò l’uccisione di Juan Montiglio e degli altri del GAP, perché a sua volta gli fu ordinato dai suoi superiori, ovvero quelli che ormai non sono più in vita e l’hanno fatta franca.
Una seconda osservazione riguarda il vuoto legislativo in Italia sul reato di tortura. I condannati sono stati tutti accusati di omicidio plurimo aggravato, mentre coloro che invece non hanno avuto una collaborazione diretta negli omicidi, ma sono stati coinvolti nelle azioni di tortura o sequestro (quest’ultimo reato in prescrizione dopo quarant’anni), hanno visto l’accusa cadere nel vuoto legislativo.

Per concludere, le carte processuali del Piano Condor sono di sicuro una testimonianza storica degli orrori della Guerra Fredda nell’America Latina, ma mettono in evidenza anche la debolezza dell’ordinamento giudiziario italiano. Juan Montiglio e gli altri 22 desaparecidos italiani hanno avuto una giustizia simbolica contro i “pesci piccoli” della macchina terroristica, mentre i veri responsabili dei crimini, che erano i vertici della politica americana di quegli anni, rimarranno sempre impuniti. Alla fine gli Stati Uniti hanno vinto ed hanno ottenuto ciò che volevano.

Di Dario Zumkeller

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