Non ha saputo resistere ad un’uscita di scena in grande stile Barack Obama. Nel suo ultimo giorno da Commander in Chief delle Forze Armate statunitensi, il presidente uscente ha dato la sua approvazione per quello che verrà ricordato come ‘l’ultimo bombardamento della sua lunga e non troppo pacifica amministrazione’. L’Ok al Pentagono ha portato una pioggia di fuoco di ben 34 ore su Sirte, in Libia, durante la quale alcuni bombardieri strategici B-2 e un numero imprecisato di UAV armati (droni n.d.r.) hanno sganciato oltre cento bombe intelligenti su obiettivi ISIS.

Che questa operazione sia l’ennesima dimostrazione dell’isteria politica che ha investito gli ultimi mesi della lunga presidenza ‘democratica’ è ormai idea diffusa, ma quello che ora è più importate domandarsi è – Quali sono le operazioni militari che il Nobel per la Pace del 2009 lascia sul campo di cui dovrà occuparsi il suo successore?

Secondo i dati consultabili sui portali governativi statunitensi, le operazioni militari ‘attive’ sul campo che il neo insediato Donald Trump eredita sono molteplici. Oltre alle più note: come l’ Operation Inherent Resolve (CJTF-OIR), operazione anti-ISIS condotta su vasta scala e coordinata dagli USA in Iraq e Siria; oltre agli ultimi strascichi dell’Operation Enduring Freedom (OEF), che continua a prevedere in Afghanistan un certo numero di ‘missioni’ staccate dall’Operation ISAF a conduzione NATO: nella quale è confluita 2006; e a quella che sembrerebbe la prosecuzione dell’ Operation Odyssey Lightning controllata dall’AFRICOM (United States Africa Command): bombardamento di obiettivi ISIS acquisiti in Libia la scorsa estate con l’intento di appoggiare e preservare lo GNA (Libyan Government of National Accord) presieduto da Al Sarraj, vengono svolte operazioni militari in Pakistan e Yemen, dove giornalmente droni armati vengono impiegati in missioni ‘Hunter-killer’ su target sensibili.

A questa lista vanno ovviamente aggiunte le missione condotte dal SOCOM (United States Special Operations Command) – che rimangono o rimarranno classificate (top secret n.d.r) fino a nuovo ordine, e possono essere in auge praticamente in ogni angolo del pianeta.

Il 45° presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump , cui tutti temevano venissero dati in consegna i codici nelle armi nucleari, si è dunque trovato come cadeaux di benvenuto un’operazione di bombardamento su vasta scala in un paese delicato come la Libia: realtà dalla conclamata instabilità politica, che nelle ultime settimane è stato vittima di un tentato golpe mosso dalle milizie islamiste fedeli al governo di Salvezza Nazionale dell’ex premier Khalifa Ghwell; paese il cui comandate dell’Esercito Nazionale, generale Khalifa Haftar – secondo leader in lizza – è stato recentemente ospite della Russia che ha smobilitato dalle operazioni in Siria la sua portaerei Admiral Kuznetsov per mandarla ad incrociare davanti alle coste libiche e fare due chiacchiere in simpatia con un papabile alleato; realtà che rischia di diventare di nuovo un focolaio di tensioni internazionali modello Siria. La gatta da pelare metterà subito alla prova il Tycoon, che potrebbe perseguire i piani della precedente amministrazione, oppure potrebbe ritirare la USS Wasp e terminare le operazioni di appoggio diretto allo GNA. Del resto la Libia è una bomba innescata dalle brame francesi e inglesi con la manforte della presidenza Obama e dell’allora Segretario di Stato Hillary Diane Rodham Clinton, che sostenne apertamente l’intervento armato Afghanistan, in Iraq, in Libia, e che mi pare si fosse candidata alle ultime presidenziali per mantenere la pace – Forse.

Di Davide Bartoccini

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