Le Organizzazioni Nazionali Antidoping (NADOs) di 19 paesi hanno chiesto di “allontanare la Russia da tutte le competizioni internazionali e di togliere al Paese tutti i tornei internazionali” a causa degli scandali doping. Secondo il vice Primo ministro russo Vitaly Mutko, con tale istanza le NADOs sarebbero uscite dalle proprie dirette competenze, per immischiarsi in questioni di tipo politico.

In precedenza, una commissione indipendente dell’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA), guidata da Richard McLaren aveva già accusato la Russia dell’esistenza di un sistema statale occulto per nascondere la pratica del doping da parte degli atleti russi.

La proposta di allontanare gli atleti russi è stata approvata dai responsabili delle Organizzazioni Nazionali Antidoping di Austria, Belgio, Canada, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Giappone, Paesi Bassi, Polonia, Slovenia, Spagna, Sud Africa, Svezia, Svizzera e Stati Uniti. Sulla base di questa posizione, l’8 gennaio, il dirigente della British Anti-Doping Agency (UKAD) David Kenworthy ha dichiarato che: “La Russia dovrebbe essere squalificata dalle Olimpiadi invernali del 2018” a Pyeongchang, nella Corea del Sud.

Similmente, una dichiarazione delle NADOs, dopo il summit dei leader dell’organizzazione a Dublino, affermava che: “Con la nuova inconfutabile prova dell’esistenza in Russia di un sistema di occultamento del doping, come messo in evidenza da Richard McLaren e dal suo comitato, si esorta all’espulsione delle organizzazioni sportive russe da tutte le competizioni internazionali, fino a che i sistemi sportivi antidoping in Russia non siano portati a piena conformità con il codice dell’Agenzia Mondiale Anti-Doping”, come riportato su Twitter dal giornalista della BBC Dan Roan.

Addirittura nel comunicato si aggiunge: “I responsabili delle NADOs, inoltre, esortano le federazioni internazionali e gli organizzatori di competizioni importanti a togliere la Russia dai tornei internazionali anche se già pianificati nel presente, inoltre di stabilire una moratoria sull’assegnazione al Paese di nuovi eventi sportivi”.
Su posizioni diverse sono invece gli stessi sportivi, sempre di più, infatti, sostengono la Russia: “I doppi standard” non servono a nessuno.

A queste affermazioni ha risposto il vice Primo ministro russo Vitaly Mutko: “Le Organizzazioni antidoping – devono rimanere Organizzazioni antidoping, hanno il compito di controllare la situazione nei loro paesi, raccogliere le urine, e non intromettersi in politica. Se si guarda dietro di tutto ciò – è assolutamente politica. Noi ci comportiamo molto, molto onestamente. Collaborare con tutto il mondo è impossibile, purtroppo. Che ciascuno faccia il proprio lavoro! C’è chi è adibito alla raccolta di provette e al rilascio di esclusioni terapeutiche, chi, invece, alla politica. Le questioni politiche sono di competenza del Comitato Internazionale Olimpico (CIO) e delle organizzazioni sportive internazionali”.

Secondo il vice-premier del governo russo, la rivelazione da parte di Richard McLaren riguardo al possibile programma di sostegno statale al doping in Russia, è pura falsità. Ha sottolineato, al contrario, che lo sport russo è uno dei più puliti al mondo.

In questa arena di dichiarazioni non poteva mancare una presa di posizione da parte del Ministro dello Sport della Federazione Russa Pavel Kolobkov: “Le NADOs e i suoi dirigenti creano un’informazione spiacevole, mentre, in realtà, queste questioni vengono discusse a livello di altre organizzazioni: i presidenti delle federazioni internazionali, il CIO, il Consiglio d’Europa, l’UNESCO”.

Il ministro ha inoltre aggiunto che: “Le NADOs sono una lista di agenzie nazionali antidoping che hanno una funzione meramente applicativa, non sono né organizzazioni sportive, né federazioni. Persino, i loro nomi personali, non li conosco. Non so chi siano queste persone. Si comportano stranamente, il nocciolo della questione è che rilasciano dichiarazioni politiche. Per noi, queste affermazioni non sono chiare. Si collocano nel contesto delle dichiarazioni di certe organizzazioni, come ad esempio l’UKAD. Sono conformi alla dichiarazione di recente espressa dal responsabile di tale organizzazione, che non è né un leader dello sport, né tantomeno un responsabile per lo sviluppo dello sport nel mondo”.

Pavel Kolobkov ha anche puntualizzato che il Ministero dello Sport della Russia è pronto a discutere di politica antidoping con organi quali: il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e l’Agenzia mondiale antidoping (WADA), conseguentemente, sempre secondo il politico russo non si dovrebbe prestare troppa attenzione alle dichiarazioni di “strani” leader di organizzazioni nazionali antidoping.

Di Eliseo Bertolasi

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