Il 21 novembre 2016 un movimento di secessionisti californiani che risponde al nome di “Yes California” ha presentato ufficialmente la richiesta di inserire nella scheda delle elezioni mid-term del 2018 un quesito sull’opportunità per lo Stato californiano di secedere dagli Stati Uniti e diventare una nazione indipendente. In caso affermativo, la Costituzione dello Stato californiano verrebbe modificata nei suoi principi basilari, laddove si afferma che la California «è parte inseparabile degli Stati Uniti d’America, e la Costituzione degli Stati Uniti è legge suprema dello stato». Sempre in caso affermativo, sarebbe necessario richiamare i californiani alle urne nel marzo del 2019, con il precipuo scopo di chieder loro se hanno veramente intenzione di separarsi da Washington.

Velleità secessioniste erano già emerse con la rielezione di George W. Bush nel 2004, ma si erano identificate in gruppi minoritari e poco influenti, e avevano ricevuta scarsa attenzione dalla stampa, passando in fretta nel dimenticatoio. Non sono però mai scomparse, e con gli anni si è fatta strada l’idea che rimanere all’interno dell’Unione danneggiasse diversi interessi californiani e che molte politiche del governo federale non rispecchiassero il “sentiment” della maggioranza dei cittadini dello Stato. Il più importante movimento secessionista, il summenzionato “Yes California”, è stato fondato nell’agosto del 2015, mutuando il proprio logo dalla campagna “Yes Scotland”, promotrice di una fallita secessione scozzese nel 2014. Gli sforzi per una “Calexit” hanno tuttavia conosciuto nuovo slancio a seguito dell’elezione di Donald Trump. Il tycoon, infatti, ha perso di ben 4 milioni di voti in California e le sue politiche sono viste come fortemente conservatrici e isolazioniste, diametralmente opposte all’anima progressista dello Stato californiano: tutto questo non ha fatto che accrescere in molti la voglia di separarsi dal governo federale, anche se è curioso notare come il presidente di “Yes California” Louis J. Marinelli (un newyorkese che vive in Russia) dica di aver votato per Trump.

Secondo David Swanson, uno dei più fervidi sostenitori della causa “Calexit”, la secessione «non deve essere un passo verso la divisione e il caos, ma piuttosto un passo verso un’integrazione fattiva col resto del mondo. Per com’è adesso, gli Stati Uniti sono uno stato canaglia che viola il diritto internazionale in molti modi». «Le preferenze degli altri 49 stati e di Washington DC – prosegue Swanson – sono irrilevanti. Questa è stata la posizione del governo americano nei confronti della Jugoslavia e di molte altre aree in giro per il mondo, ma non nei confronti dell’Ucraina. Tuttavia la moralità e la legge, per come le capisco io, dicono che ogni popolo ha il diritto di uscire, come spiegato nelle righe iniziali della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti».

In ogni caso, il movimento che preme per rendere la California una nazione a parte necessita ora di di 585407 firme da parte di elettori registrati entro i prossimi 180 giorni per far sì che il quesito referendario possa arrivare sulla scheda, ed è comunque imprevedibile come e in che misura una secessione californiana, quand’anche approvata dai cittadini dello Stato, verrebbe gestita dal governo federale.

Di Lorenzo Amarotto

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