L’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping, a Mar-a-Lago in Florida, può essere certamente annoverato come uno dei più particolari degli ultimi anni, soprattutto considerando il calibro dei due leader. Come è ben noto, infatti, proprio durante la cena tra i due leader (con le rispettive consorti), Xi ha ricevuto la notizia dell’attacco missilistico alla base aerea di Al-Shayrat, in Siria. Si tratta di un boccone amaro, che difficilmente la Repubblica Popolare (che, si ricordi, è membro permanente del Consiglio di Sicurezza all’ONU) riuscirà a digerire.

La risposta cinese all’accaduto, ovviamente, non si è fatta attendere. La portavoce del Ministero degli Esteri Hua Chunyng ha fatto sapere che la Cina non è intenzionata a interferire negli affari interni degli altri stati, e che il futuro della presidenza di Bashar Al-Assad deve essere deciso soltanto dal popolo siriano. Una risposta esclusivamente diplomatica, e tuttavia profondamente critica verso l’irruenta azione statunitense. Ci si mette, poi, anche la crisi con la Corea del Nord. Le navi militari statunitensi (a cui, pare, si aggiungeranno anche delle unità giapponesi) non fanno che arroventare ulteriormente una situazione già calda. Se da una parte, analogamente al caso della Siria, vi è la continua ricerca di una via diplomatica da parte cinese (rafforzata dall’importanza strategica della Corea del Nord), dall’altra si ha la volontà statunitense di piegare il governo di Pyongyang, indebolendo al tempo stesso quello di Pechino. Con un eventuale incursione sul territorio coreano i rapporti sino-statunitensi sarebbero destinati a incrinarsi seriamente, con il rischio concreto di un conflitto tra le due potenze.

In sostanza, l’incontro si può definire come un “nulla di fatto”, rovinato dalle belligeranti politiche di Washington, che purtroppo hanno trovato in Trump un semplice continuatore. Anche da un punto di vista commerciale, il vertice Trump-Xi lascia a desiderare; anche se, per poter trattare di questo argomento, bisognerà aspettare i prossimi mesi. Di certo, non il migliore degli inizi, per due Paesi che, alla luce di rapporti diplomatici ed economici di certo non indifferenti, hanno solo di che guadagnare da una cooperazione pacifica.

Di Giuseppe Cammarano

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