È ufficiale, il preannunciato piano di riforma delle tasse di Donald Trump e definito da quest’ultimo come “il più grande piano di riforma fiscale della storia”, atto ad alleggerire la pressione fiscale e tagliare ulteriormente l’Obamacare voluto dal suo predecessore, è stato approvato.

La riforma non sarà immediatamente esecutiva, in quanto ci sono punti divergenti tra i testi visionati da Camera e Senato e spetterà al Congresso unificare il tutto, ma la natura conservatrice di questo provvedimento è chiara e a venir premiati saranno industriali e finanzieri. I primi vedranno scendere l’aliquota dell’imposta sui loro profitti dal 35% al 20%, rispetto alla media europea del 23%. In America però, come in Italia, le persone fisiche sono tassate con un’imposta progressiva, che hanno un’aliquota che cresce per scaglioni all’aumentare del reddito. Attualmente le aliquote negli States sono 7 e variano tra un minimo del 10% ed un massimo del 40%, con prelievi intermedi al 15%, 25%, 30% e 35%.

Nonostante i testi approvati da Camera e Senato non coincidano per quanto riguarda le aliquote, entrambi concordano con una revisione del sistema di deduzioni e della no tax area, cioè la soglia di reddito al di sotto della quale un contribuente non paga imposte.

Nello specifico, quest’ultima è stata drasticamente ridotta o azzerata mentre è aumentato il livello della deduzione standard, cioè un importo forfettario che può essere sottratto dai redditi.

Per una famiglia di coniugi con due figli ad esempio la deduzione standard raddoppierà da 14mila a quasi 30mila dollari, grazie alle novità introdotte. In soldoni questo aumento delle deduzioni avvantaggia i più ricchi, poiché possono ora far scendere il loro reddito imponibile dallo scaglione più alto, dove sono altrimenti soggetti ad una maggiore quota di tasse.

Se i contribuenti con meno di 30mila dollari risparmieranno qualche centinaio di dollari di imposte, quelli che guadagnano oltre 100/200mila dollari avranno un beneficio fiscale di più di 3000 dollari annui. Oltre alle novità fiscali, l’amministrazione repubblicana ha abolito l’obbligo per tutti di stipulare una polizza contro le malattie introdotta dall’Obamacare.

Se i più faziosi argomenteranno circa la “libertà di farsi curare quando e dove si vuole”, è bene ricordare che il costo delle coperture sanitarie potrebbe aumentare ulteriormente, lasciando disarmati molti altri contribuenti con scarsa possibilità economica. Non sorprende che questa grazia concessa giunga proprio a pochi mesi dalle rielezioni di midterm del 2018.

Per Trump è finito il tempo della gloria residua delle sorprendenti elezioni di due anni fa, ora deve fare i conti con molti elettori delusi e il pericolo di una crisi geopolitica che inizia a farsi sentire sulle spalle della sua amministrazione. Ma a pagarne il prezzo reale, come sempre, non sono mai i potenti.

di Federico Conti

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