Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica (Istat), nel 2016 la percentuale di residenti in Italia a rischio povertà è aumentata dal 28,7% al 30%: quasi una persona su tre. L’ente di statistica rileva come sia aumentata sia l’incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%).

Tale dato non è però omogeneo lungo lo Stivale: se infatti il Mezzogiorno resta l’area più esposta al rischio di povertà ed esclusione sociale (percentuale del 46,9%: praticamente una persona su due), al Nord-Ovest si attesta 21%, al Nord-Est al 17,1% e al Centro al 25,1% (un quarto della popolazione).

Il quadro è allarmante: per il 2016, infatti, l’Istat stima in 18 milioni gli individui a rischio di povertà ed esclusione sociale. Numeri che, scrive l’Istituto nel rapporto intitolato “Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie”, vedono gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europa 2020 «ancora lontani: la popolazione esposta a rischio di povertà o esclusione sociale – precisamente pari a 18.136.663 individui – è infatti superiore di 5.255.000 unità rispetto al target previsto».

In particolare, l’aspetto che emerge dall’indagine Istat è che, sebbene nel periodo preso in esame si riscontri una crescita significativa del reddito disponibile e del potere d’acquisto delle famiglie, a questa fa da contraltare un aumento della diseguaglianza economica. L’ente di statistica sottolinea infatti che nel 2015 «la crescita del reddito è più intensa per il quinto più ricco della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata».

Una simile tendenza di progressivo allargamento della forbice fra ricchi e poveri non dovrebbe purtroppo stupire: s’inserisce in un trend ormai consolidato per le economie a capitalismo avanzato, che dalla fine degli anni ’70, con l’avvio del neoliberismo, hanno visto la ricchezza concentrarsi nelle fasce più alte della popolazione e il vecchio ceto medio impoverirsi.

 

Di Lorenzo Amarotto

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