La notizia dell’esclusione dai Giochi Olimpici Invernali di Pyeongchang, in Corea del Sud, della Russia, è come un fulmine a ciel sereno. Le pene, severissime, si basano sulle accuse di “doping di Stato” lanciate dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale). In parole povere: gli atleti provenienti dal paese squalificato dovranno innanzitutto essere al di sopra di ogni sospetto circa l’assunzione di sostanze dopanti; inoltre, non potranno gareggiare con la bandiera russa, ma bensì con la sigla OAR (Olympic Athlete from Russia); infine, per quanto riguarda gli atleti, al momento della loro eventuale premiazione verrà suonato l’inno del CIO, non quello nazionale. La Russia, inoltre, dovrà pagare una multa di ben quindici milioni di dollari, e Vitaly Mutko, ex-ministro dello Sport e organizzatore dei Giochi a Sochi, sarà bandito a vita dall’evento.

Le reazioni sono, ovviamente, discordanti: se il CIO (e in particolare il suo Presidente, Thomas Bach) si dimostra ampiamente soddisfatto delle misure prese, dalla Duma giungono voci infuriate: Alexander Lebedev, ad esempio, ha proposto addirittura il boicottaggio dei Giochi Olimpici. Tuttavia, altri esponenti della politica russa si sono scagliati contro Mutko; uno su tutti, il comunista Valery Rashkin, che ha esposto denuncia contro l’ex-ministro.

Persino Mikhail Gorbaciov si è espresso a riguardo, mostrando un atteggiamento profondamente critico nei riguardi della decisione, che non ha aspettato a definire una “tragedia”, che andrebbe ad indebolire pesantemente le strutture chiave dei rapporti internazionali.

La sua dichiarazione è indice del pessimo stato dei rapporti che l’Occidente intrattiene con la Russia; che lotta che il primo conduce alla seconda passa persino per lo Sport, danneggiando le vite private degli sportivi, oltre che il Paese stesso. Diventa palese, alla luce di questa lunga serie di eventi in fatto di Russia e doping, che le accuse non sono totalmente in buona fede. Sarà importante, a questo proposito, osservare la reazione del governo di Putin sul breve e lungo periodo. Agirà, o starà con le mani in mano? La risposta non è scontata.

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