“Il mio pensiero va ora a Gerusalemme. Al riguardo, non posso tacere la mia profonda preoccupazione per la situazione che si è creata negli ultimi giorni e, nello stesso tempo, rivolgere un accorato appello affinché sia impegno di tutti rispettare lo status quo della città, in conformità con le pertinenti Risoluzioni delle Nazioni Unite”.

Così ha commentato il Papa in udienza generale, invitando a “saggezza e prudenza, per evitare di aggiungere nuovi elementi di tensione in un panorama mondiale già convulso e segnato da tanti e crudeli conflitti e che ora rischia di sfociare in un conflitto che coinvolgerà 57 paesi islamici. I palestinesi, dopo aver annunciato ha ufficialmente annunciato “tre giorni di collera”, da oggi fino a venerdì, intendono ricorrere all’Onu contro la decisione del presidente americano Donald Trump di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele che “viola la legge internazionale”, mentre Hamas invece agita la minaccia di una Quarta Intifada, se gli Stati Uniti riconosceranno Gerusalemme come capitale d’Israele o decideranno di trasferirvi la loro ambasciata. “Questo complotto non passerà”, ha fatto sapere il gruppo islamico.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha invitato i 57 Paesi membri dell’Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) a riunirsi tra una settimana (il 13 dicembre) a Istanbul per un summit . Lo ha reso noto il suo portavoce, Ibrahim Kalin, spiegando che Erdogan ha avuto in queste ore contatti telefonici in merito con il suo omologo palestinese Abu Mazen e i leader di Iran, Arabia Saudita, Qatar, Tunisia, Pakistan, Indonesia e Malesia.

“La Palestina sarà liberata. La comunità palestinese e quella musulmana vinceranno”.

A fianco di questi paesi si schiera la Russia. Il portavoce del presidente Putin, Dmitri Peskov, ha dichiarato che la Federazione Russa non concorda con questa scelta, di per sé molto pericolosa, e che Putin ha avuto modo di conversare telefonicamente con Abu Mazen a tal proposito. Chiaramente la grave situazione dell’area va a detrimento anche dell’Iran, da sempre alleato del paese esteuropeo.

Trump non ha ancora fatto il suo annuncio ufficiale, ma la notizia della sua volontà di spostare l’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme infiamma già il Mondo Arabo. A promettere la “liberazione della Palestina” è l’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran. “Gli annunci da parte dei nemici dell’islam di dichiarare Al Qods capitale del regime sionista derivano dalla loro debolezza e il mondo islamico si opporrà a questo disegno“, ha detto durante un incontro in occasione dell’anniversario della nascita del profeta Maometto.

Questa scelta del presidente americano è fin troppo vicina per tempo e pericolosità alle altre che gli USA stanno portando avanti nel Mar di Corea.

 

Di Federico Conti

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