“L’assicurazione obbligatoria Inail copre ogni incidente avvenuto per “causa violenta in occasione di lavoro” dal quale derivi la morte, l’inabilità permanente o l’inabilità assoluta temporanea per più di tre giorni.”

Eppure sono molti i poliziotti che hanno scelto di sottoscrivere un’assicurazione privata, mettendosi al riparo da eventuali infortuni sul lavoro.

Questo perché a differenza degli altri lavoratori dipendenti, né la Polizia di Stato né i Vigili del Fuoco hanno la copertura assicurativa INAIL che li tutela in caso di infortunio sul lavoro. Anzi, mentre fino a qualche anno fa i Vigili del Fuoco potevano contare sulle tutele dell’ONA (Opera Nazionale di Assistenza), disdetta dal Governo nel 2013 per mancanza di fondi, la Polizia di Stato vive da sempre questa situazione.

Quando un poliziotto è vittima di un infortunio sul lavoro deve infatti pagare il ticket sanitario.

Nel dettaglio, il primo accesso al Pronto Soccorso non lo paga, però tutto quello che ne consegue – visite, terapie, cure specialistiche – sono a carico del dipendente il quale è obbligato a pagare il ticket sanitario.

I soldi spesi per curarsi dall’infortunio vengono quindi anticipati dal dipendente, il quale poi può richiedere il rimborso. Tuttavia la restituzione delle spese avviene solo nel caso in cui al dipendente infortunato sul lavoro venga riconosciuta la causa di servizio.

“Quello che dobbiamo fare è attraversare la lunga trafila burocratica che porta al riconoscimento della causa di servizio, per poter chiedere il risarcimento delle spese mediche sostenute”

evidenziava invece un segretario provinciale del Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia già nel 2013. Ma ad oggi non si è ancora trovata una soluzione concreta.

Succede nel 2017, nell’Italia “fondata sul lavoro”.

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