È di ieri la notizia che Trump vuole spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. Notizia che, va detto, è in realtà una promessa che Trump ha fatto in campagna elettorale.

Per gli inesperti in materia, si tratta di una decisione molto importante, perché ciò significa che gli Stati Uniti sono pronti a riconoscere Gerusalemme come capitale israeliana. La stessa Gerusalemme che nei secoli di storia ha visto passare una moltitudine di religioni, e che per questo – ma non solo! – è sempre stata contesa tra fazioni religiose e politiche.

Dopo settant’anni di incertezza sul ruolo di Gerusalemme per gli israeliani e i palestinesi, ecco che Trump, con nonchalance, afferma che gli Stati Uniti sono pronti a costruire l’ambasciata a Gerusalemme. I precedenti Presidenti rimandavano la questione attraverso delle proroghe, consci del fatto che ciò avrebbe determinato una tensione drammatica tra palestinesi, israeliani, mondo arabo e asiatico. Ci si è sempre detto, in ambito internazionale, che l’obiettivo era quello di due stati, ma così pare che lo scopo statunitense sia quello di riconoscere solamente il diritto degli israeliani, bypassando del tutto le richieste palestinesi. Palestinesi che, non c’è bisogno di ricordarlo, risiedono in quell’area sin da prima che Israele fosse identificata come zona in cui far convogliare gli ebrei torturati dal nazismo. Chi sono i legittimi proprietari di quella terra? Chi gli occupanti? Il mondo non è riuscito ancora a dare una risposta, e nell’incertezza il Presidente Usa interviene clamorosamente ritenendo che solo gli israeliani hanno il diritto di avere Gerusalemme come capitale. Così oggi sono iniziate le proteste e le manifestazioni, Hamas ha già lanciato il grido dall’allarme, appellandosi a una nuova intifada, e le cancellerie estere hanno preso le distanze – chi con più vigore chi con meno – dall’affermazione di Trump. Una dichiarazione completamente scellerata, che rischia di far vacillare l’equilibrio già precario in Medioriente tra le varie fazioni politiche e religiose.

È di queste ore la dichiarazione del Presidente cinese Xi Jinping di essere pronto a stanziare degli aiuti – monetari – per i palestinesi.

“Mantenere i legittimi interessi dei palestinesi è nella responsabilità della Lega Araba così come della comunità internazionale”.

Xi Jinping si spinge oltre, ipotizzando una Gerusalemme Est capitale della Palestina.

Una risposta, quella cinese, che appare sicuramente più lungimirante, perché interessata a mantenere un equilibrio nella regione, sebbene sia comunque precario, sebbene non dia una risposta certa al grande dilemma israelo-palestinese, ma comunque evita un conflitto che, altrimenti, rischierebbe di essere disastroso a livelli macro.

Di Dylan Berro

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