Il Presidente francese, Emmanuel Macron, si è recato in visita a Ouagadougou, capitale dello stato africano del Burkina Faso, celebre per aver dato i natali al “Che Guevara d’Africa”, Thomas Sankara. È la prima volta in Africa per il premier francese, che tuttavia non ha cominciato il suo viaggio nel modo migliore; nei fatti, le sue parole sono permeate dall’incoerenza e dall’arroganza, che si palesano attraverso il suo modo di porsi nei confronti del pubblico burkinabè, composto in gran parte da giovani. Più volte, infatti, ha tenuto a rimarcare che Parigi non ha, e né tantomeno ha l’intenzione di avere, un’ottica “paternalistica” nei confronti delle ex-colonie. Non è la prima volta che un presidente francese tenta di passare questo messaggio; ma non è questo l’importante.

Infatti Macron, nella stessa occasione, si è abbandonato ad un’ironia davvero inutile e irrispettosa. Prima ha deriso i giovani burkinabè, poi si è preso gioco di Christian Kaborè, Presidente locale, che a seguito delle sue offese, si è alzato. Infine, ciliegina sulla torta, parlando della tragedia dei migranti, ha sostenuto assurdamente che l’unica responsabilità è africana, e che né la Francia, né l’Europa, hanno l’interesse a smuovere grandi masse di persone dai loro paesi di origine. Farebbe ridere, se non fosse che a pronunciare queste parole è il Presidente francese.

Ma le reazioni non si fanno attendere. La delegazione con Macron a capo è stata bersaglio del lancio di bombe e pietre, da parte di non identificati. “Dovete ringraziare i soldati francesi”, queste le parole del Premier, che forse ignora (o fa finta di ignorare) dei gravi abusi commessi nel Paese proprio dalle sue truppe. I principali agitatori della protesta contro la delegazione francese sono giovani, segno che è ben viva nei popoli delle vecchie colonie la memoria dell’imperialismo francese, ancora oggi funzionante attraverso il suo braccio economico.

Igovernanti occidentali potranno assumere un comportamento amichevole, così come potranno mostrarsi ostili all’Africa. Ma la sostanza non cambierà; e se la sostanza è fatta di povertà e sfruttamento (com’è attualmente la realtà in questi luoghi), allora è bene non perdersi in chiacchiere. E finché il dialogo non sarà paritario, non potrà esserci vera amicizia tra il Primo e il Terzo Mondo. Questo il messaggio dei giovani africani, reso palese dal quotidiano Jeune Afrique. La strada per la completa emancipazione è ancora molto lunga, ma la presa di coscienza, soprattutto tra la gioventù, della condizione attuale, rappresenta un importante passo in avanti.

 

Di Giuseppe Cammarano

Commenti