L’altro ieri vi abbiamo parlato dell’attivismo americano nei confronti della Corea del Nord, dispiegando forze lungo i confini e sorvolando con due bombardieri la penisola, in segno di avvertimento al regime. Regime che, però, non si fa intimidire, anzi rilancia da una parte con le provocazioni di Kim Jong-un attraverso i media, dall’altra nella pratica testando missili e, notizia di poche ore fa, sviluppando due satelliti importanti.

Il primo dovrebbe pesare circa 100 kg ed essere un satellite per l’esplorazione remota della terra.

Il secondo è quello più interessante, poiché potrebbe raggiungere i 1000 kg e avere la funzione di satellite-comunicazione che lavora in un’orbita terrestre geostazionaria.

Insomma, il nuovo – o forse non poi tanto, visto che se ne parla da anni, più precisamente dal 2012 – obiettivo di Pyongyang sarebbe quello di avere un programma spaziale nella propria politica estera.

A livello internazionale, il programma spaziale è visto come una manovra occulta per lo sviluppo di missili a lunga distanza. Inoltre, viene rimarcata a più riprese l’inosservanza dell’embargo internazionale. Quest’ultima affermazione potrebbe essere facilmente messa in discussione, considerando che la violazione delle disposizioni internazionali non è appannaggio di una sola nazione. Ma, come al solito, vige il principio di “due pesi due misure”. E, la Corea del Nord, farebbe più paura di altri.

Nella nazione il programma viene venduto all’opinione pubblica come fondamentale nel rilancio dell’economia. Sicuramente di vero c’è che nella politica estera di alcuni stati la corsa allo spazio sta diventando sempre più importante, e lo sarà ancora di più nel futuro, assumendo le sembianze di una partita a distanza di chi fa più e meglio, di chi arriva sempre più lontano, di chi tocca luoghi mai toccati da nessuno.

 

 di Dylan Berro

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