La decisione del Presidente statunitense, Donald Trump, di spostare l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme (riconoscendo, quindi, la città contesa come parte di Israele), ha fatto molto scalpore, e le reazioni da parte dei diretti interessati non si sono fatte attendere.

Sono, in questo momento, in corso scontri in molte città della Cisgiordania, tra le forze di polizia israeliane, e gruppi numerosi di palestinesi, accorsi per protestare contro una decisione improvvisa e drastica. Mentre il mondo arabo è in subbuglio, e più in generale l’opinione pubblica internazionale si trova in disaccordo con la scelta statunitense, il Presidente cerca, ovviamente, di difendersi. Su Twitter, questo il suo commento:

«Ho mantenuto la mia promessa elettorale-gli altri non lo hanno fatto!»

Una frase che sa molto di slogan, ma che si arena contro la dura realtà. Trump, infatti, sembra dimenticare di come la stragrande maggioranza delle sue promesse elettorali –quelle, per intenderci, che gli hanno valso il consenso della working class indebolita dalla crisi economica-, non abbia trovato alcun riscontro reale. Dal celebre isolazionismo trumpiano, che dopo i lanci di missili sulla Siria e le ripetute minacce a Cina e Nord Corea si può dichiarare morto e sepolto, al Muro con il Messico pagato dai messicani, è tutto un programma. Come riporta efficacemente un articolo del Daily Kos, inoltre, le tasse ai meno abbienti non sono né diminuite né scomparse, anzi! Sono i più ricchi a trarre vantaggio dal taglio delle tasse, con nessuna cura da parte dell’establishment USA, dei lavoratori in difficoltà. Dunque, l’unica promessa fatta in campagna elettorale, che sia stata mantenuta, è proprio quella che riguarda il riconoscimento di Israele come capitale israeliana.

Questo ci dimostra come la politica a stelle e strisce sia malleabile a seconda degli interessi dominanti, e di come, in fin dei conti, il Presidente abbia un potere esclusivamente formale. Bastano poche righe, infatti, per smontare mesi e mesi di “trumpismo, ormai pienamente allineato ai gruppi di potere occidentali. Il danno maggiore, tuttavia, è arrecato ai paesi esteri; i recentissimi fatti in Medio Oriente ne sono una prova.

 

Di Giuseppe Cammarano

 

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