Dopo una lunga maratona notturna, Theresa May è volata all’alba di oggi a Bruxelles, permettendo ai negoziatori di raggiungere un accordo che abilita la Commissione europea a raccomandare al Consiglio, che si riunirà fra una settimana, di considerare “sufficienti” i progressi raggiunti e consentire al negoziato per la Brexit di andare avanti sulla parte delle relazioni future. Lo ha annunciato il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, al termine di un incontro mattutino con la premier britannica. I punti su cui erano richiesti “progressi sufficienti” sono i diritti dei cittadini, gli impegni finanziari del Regno Unito e il confine fra Repubblica di Irlanda e Irlanda del Nord.

Unione Europea e Regno Unito sono così riusciti a raggiungere, usando le parole del Financial Times, «un accordo storico» e nondimeno oneroso, visto che Londra dovrà sborsare dai 40 ai 60 miliardi di euro (nei giorni scorsi si prospettava una somma di 57 miliardi) e garantire diritti speciali a 4 milioni di europei che vivono e lavorano nel Regno.

Sono in molti però a temere che il “divorzio” fra UE e UK, anche per i costi annunciati, andrà a gravare soprattutto sulle spalle delle classi più deboli. Non ultimo il leader del Partito laburista Jeremy Corbyn, che nel corso del 2017 ha fatto dimenticare l’immagine di politico scialbo e privo di carisma, portando il Labour al 40% dei consensi nella snap election di giugno. Un risultato largamente inaspettato.

Corbyn parlerà oggi al quartier generale delle Nazioni Unite a Ginevra, e nel suo discorso, il cui testo è stato diffuso, criticherà quanti vedono nella Brexit l’occasione di «implementare le insicurezze e le diseguaglianze del nostro attuale sistema economico» e dirà che i laburisti «propendono per un futuro completamente diverso al momento dell’uscita dall’UE, rifacendosi alle migliori tradizioni internazionalistiche del movimento laburista e del nostro paese» .

Il leader della sinistra britannica sottolineerà quelle che lui vede come le quattro più grandi minacce per l’umanità: «la crescente concentrazione di ricchezza e potere smisurati nelle mani di una ristretta élite finanziaria» , il cambiamento climatico, la crisi migratoria e un approccio ai conflitti del «prima bombarda, poi pensa» . Questi problemi possono essere risolti, secondo Corbyn, solo attraverso «solidarietà e comunità» .

Nelle sue parole:

«il sistema economico dominante a livello globale non funziona. Sta dando forma a un mondo dove una facoltosa minoranza controlla il 90% delle risorse mondiali, a una crescente insicurezza e a livelli grotteschi d’ineguaglianza fra nazioni e all’interno delle stesse nazioni; un mondo dove si stima che più di 100 miliardi di dollari all’anno non entrino nelle casse dei paesi in via di sviluppo a causa dell’evasione fiscale delle grandi multinazionali, dove il Sud globale è deprivato di un trilione di dollari all’anno per mezzo d’illeciti flussi finanziari. Questo è uno scandalo di proporzioni planetarie. Alle più potenti corporations internazionali non dev’essere permesso di continuare a dettare come e in favore di chi il mondo si governa. A trent’anni dall’inizio dei programmi di aggiustamento strutturale che hanno devastato buona parte del mondo, e a dieci anni dal crac finanziario del 2008, l’ortodossia neoliberale che li ha partoriti è in crisi. Questo frangente, una crisi di fiducia in un sistema economico e in un ordine sociale fallimentari, ci offre l’occasione irripetibile di costruire un nuovo consenso economico e sociale che metta la maggioranza in posizione di comando» .

di Lorenzo Amarotto

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