Nel silenzio dell’indifferenza mondiale, in Donbass continuano a piovere bombe. Ormai paragonabile a quella siriana per longevità del conflitto, la crisi che ha squarciato in due l’Ucraina, segnata dal colpo di stato del 2014 e degenerata in seguito all’oppressione nei confronti degli oppositori alla nuova giunta politico-militare di Kiev, non si è mai placata. A discapito dell’accordo bilaterale di cessare il fuoco, tra Ucraina e Russia. Le responsabilità della Russia in merito alle accuse di destabilizzazione della nazione sono ancora da dimostrare, ma questo è il ruolo che devono giocare le nazioni responsabili: quelle di intermediari,in un modo o nell’altro.

Sono infatti ben 277 i tentativi di interruzione del cessate il fuoco da parte della giunta di Kiev, determinata a giocare sporco e violentemente se necessario pur di riconquistare l’integrità della nazione, inoltre secondo un bollettino pubblicato dalle forze separatiste del Donbass sarebbero stati sparati 1679 colpi da 120mm e 82mm tra artiglieria, carri armati e mortai, su tutto il territorio, coinvolgendo inevitabilmente molti civili dalle seguenti località: Dokuchayevsk, Yasnoye, Golmosvky, Krutaya Balka, Zaitsevo.

Gli sfollati si ritrovano oggi a dover affrontare il rigido inverno senza una casa, contando soltanto sul supporto umanitario fornito dall’esercito separatista e dagli aiuti umanitari provenienti dalla Russia, che ricordiamo essere l’unica nazione attualmente interessata alla crisi.

La giunta Ucraina sta vivendo un periodo di estrema crisi. Se circa il 35% dei fondi statali sono misteriosamente scomparsi e gli estremisti di destra della giunta politica di Kiev si dimostrano alterati e insoddisfatti, questi ultimi si rifiutano di inviare pubblicamente aiuti umanitari alla popolazione, lasciando il compito alle associazioni umanitarie ucraine per motivi economici e politici. Pare inoltre che l’esercito ucraino abbia iniziato ad adottare tattiche militari che ricordano molto, sia per disperazione che per sfrontatezza, quelle impiegate da parte dei terroristi in Siria, dove i civili non vengono considerati come semplice merce di scambio o potenziali reclute, ma come veri e propri obiettivi militari, sfruttati per dirigere l’attenzione del teatro di guerra a loro favore e incoraggiando le truppe separatiste a spostarsi dove la popolazione è sotto il fuoco delle armi, consapevoli del fatto che il controllo capillare del territorio e l’amicizia con la popolazione locale è forse l’unico vero punto di forza delle truppe separatiste.

I separatisti hanno inoltre ragioni di sospettare la preparazione di una massiccia operazione militare in fase di preparazione.

Prima su tutti l’ammassamento di sistemi di artiglieria proibiti e veicoli corazzati vicino alla localita di Verkhnetoretskoye e in direzione di Mariupol, oltre che all’intensificazione dell’attività di ricognizione aere (circa 3-4 avvistamenti di droni spia al giorno).

Alla luce di quanto sta succedendo, i separatisti hanno rinnovato le richieste alla comunità internazionale di condannare i crimini delle autorità ucraine allo scopo di scongiurare l’inasprirsi della guerra, ribadendo di essere ormai a conoscenza dei piani del nemico e di aver già preparato alcune “sorprese” a riguardo.

di Federico Conti

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