L’altro giorno vi abbiamo raccontato dell’attivismo colombiano e americano nei confronti del Venezuela. Pare, infatti, che in Colombia si stia preparando l’opinione pubblica a una guerra contro il vicino: così è emerso dalle dichiarazioni del presidente colombiano.

Oggi approfondiamo invece il clima politico venezuelano. Questa estate si sono svolte numerose manifestazioni contro il presidente Maduro, talvolta culminate in scontri con la polizia. Sembrava che la maggior parte del popolo – così veniva rappresentato dai media – fosse contro la politica del presidente, giudicato dai più uno pseudo dittatore. La comunità internazionale si era schierata con i protestanti e aveva denunciato la repressione che Maduro avrebbe messo in atto. Certamente, nelle piazze, la violenza c’è stata.

I dati di oggi, però, ci dicono che la gente sta con Maduro. Ce lo diranno i giornali? E chi aveva protestato questa estate? Sarebbe interessante indagare.

Ieri, comunque, il popolo è stato chiamato alle urne per votare i sindaci di 335 municipi. Le informazioni che ci pervengono affermano che i socialisti hanno stravinto, ottenendo più di 300 municipi. Il dato che emerge è davvero importante, eppure molti tenteranno di dire che le elezioni non sono state del tutto regolari. Facendo un’analisi più attenta si scopre che il successo del chavismo è dato da due principali fattori: esso ha sviluppato una capillare organizzazione militante dal basso (ovvero che nasce dai responsabili di strada e di condominio, dai responsabili dei Clap); e ha attuato delle politiche attente al sociale, come ad esempio la costruzione di case popolari. Dall’altro lato il successo è anche dovuto alla non partecipazione alle elezioni di tre partiti: Accion Democratica, Primero Justicia e Voluntad Popular, che non avrebbero preso parte alle elezioni per protesta contro il governo e perché non c’erano piene condizioni democratiche. Sarà… forse però sarebbe stato meglio partecipare.

 

di Dylan Berro

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