In questi giorni il Presidente del Venezuela, Maduro, ha annunciato la creazione di una criptovaluta venezuelana. Riportiamo qui un’intervista tradotta di Fort Russ a Paul Antonoupoulos.

 

Iniziamo dal principio: cos’è una criptovaluta?

La criptovaluta, o valuta digitale, è basilarmente un mezzo di scambio elettronico. Contrariamente alle valute delle Banche Centrali del mondo (dollari, euro ecc.), la particolarità delle criptovalute è quella che la “produzione” dipende dalle quote di persone naturali o legali non soggette alla regolazione o intermediazione delle istituzioni finanziarie globali (guidate dagli USA) e dello stato.

Questo processo di produzione è conosciuto come “mining”, e funziona con reti di persone o gruppi (i miners), equipaggiati con processori ad alte prestazioni che competono sul web per ottenere la ricompensa (bitcoin o altre criptovalute), risolvendo problemi matematici complessi, necessari per sostenere le transazioni, testando numeri casuali ad alta velocità.

Come se fossimo in un casinò, chiunque cerca di trovare la risposta al problema, prima riceve la criptovaluta e la distribuisce tra i miners che vincono. Questo guadagno significa che i network di criptovalute funzionano meglio e le transazioni sono più efficienti.

Dalla popolarizzazione nel 2009 de famoso sistema Bitcoin, l’uso globale delle criptovalute e specialmente il loro prezzo è cresciuto esponenzialmente, esprimendo non solo l’alta domanda per la loro acquisizione ma anche i servizi, i bassi costi di transazione e la sicurezza che essi offrono, dato che possono essere monitorati da coloro che compongono la rete e che non sono soggetti all’intermediazione del sistema bancario internazionale.

La crescita è stata tale che le banche globali come la Goldman Sachs e BlackRock hanno già iniziato a offrire servizi di management per gli hedge funds che stanno investendo aggressivamente in criptovalute.

Anche se all’inizio sono state pensate quale mezzo di pagamento digitale, le criptovalute sono progressivamente diventate valuta di riserva, custodia di attività finanziarie o semplicemente strumento d’investimento. Il valore di una criptovaluta dipende dalla sua domanda ed è basato sulle valute con la maggiore influenza mondiale, come l’euro, il dollaro e lo yuan.

 

E il Blockchain?

Come scrive il famoso portale Investopedia, il Blockchain (“catena di pagamenti in blocco, come lo chiamano gli spagnoli) è un libro digitale che segna, in modo decentralizzato e pubblico, tutte le transazioni in criptovalure, ogni nodo (ovvero ogni server connesso a questo network) ha il permesso di scaricarne una copia per ogni transazione. Questo sistema funziona fuori dalle istituzioni classiche del sistema finanziario internazionale.

È fondamentalmente un sistema contabile che, nella forma dei blocchi, genera un conto permanente, garantendo, in accordo con l’opinione dei suoi pionieri, un affidabile e sicuro meccanismo che non sia regolato da un’autorità centrale per verificare le transazioni fatte con le criptovalute.

 

La preoccupazione della grandi banche americane e il falso dibattito sulle criptovalute.

La crescita delle criptovalute – solo i bitcoin hanno superato la barriera di 11.000 dollari per unità poche ore fa – ha iniziato a generare preoccupazione tra i padroni dell’economia mondiale, il cui club selezionato è formato da istituzioni finanziarie multilaterali, grandi banche centrali e banche private di grande peso.

Dall’avvertimento della Banca dei Regolamenti Internazionali (Bank of International Settlements, BIS) sul ruolo pericoloso dei bitcoin, l’istituzione finanziaria che controlla praticamente tutte le transazioni nel mondo ed è legata alla potentissima famiglia Rotschild, all’allerta della Federal Reserve statunitense sul “pericolo” che il ruolo delle criptovalute rappresenta per il sistema finanziario internazionale. Altre grandi banche come la JP Morgan o l’UBS hanno mostrato il loro aperto rifiuto nell’investire in valute digitali.

La preoccupazione di questi attori finanziari è basata sul fatto che il sistema di transazione in criptovalute favorisce l’anonimato e, quindi, le operazioni criminali collegate al traffico di droga e al traffico illegale di armi. Il vasto settore privato negli Stati Uniti è servito come sistema di riciclaggio per i trafficanti internazionali di droga e per i gruppi paramilitari come il cosiddetto Stato Islamico o il Cartello dei Los Zetas, quindi queste “preoccupazioni” riflettono piuttosto l’aperta competizione che esiste nei confronti delle criptovalute.

Il dibattito sull’uso del bitcoin in operazioni criminali è totalmente fallace, dato che il problema non è il mezzo che viene usato per il finanziamento di questi gruppi, ma l’esistenza stessa di queste organizzazioni, storicamente supportate dagli Stati Uniti e dalla Nato.

Sul valore e il supporto delle valute digitali è anche importante mettere in evidenza che il dollaro non ha altro supporto che la “fiducia” (fattore psicologico e non materiale) da quando l’amministrazione Nixon ruppe la convertibilità tra dollaro e oro.

 

Le criptovalute in Venezuela

L’attività di mining delle criptovalute in Venezuela sta crescendo, come prodotto della distorsione creata oggi dal dollaro nel mercato venezuelano. Una organizzazione impegnata nel business, Dash Caracas, ha detto che a settembre ci saranno transazioni in criptovalute nell’ordine di 40 miliardi di Bolivar (moneta venezuelana).

Dato il basso costo dell’elettricità in Venezuela e la crescita quotidiana del dollaro nel mercato parallelo, l’attività di mining è diventata profittevole e attrattiva come meccanismo di risparmio e accesso alla valuta straniera. Un dato recentemente pubblicato dalla BBC sull’argomento dice che “i miners in Veneziela sono generalmente giovani imprenditori, quasi sempre maschi, a proprio agio con il mondo della tecnologia della middle class o benestanti.”

Anche se la spesa dell’elettricità è bassa l’investimento in equipaggiamento necessario per il mining è importato e quasi sempre pagato in dollari. Sempre la BBC afferma che “i miners sono responsabili dell’aumento del costo del servizio elettrico”, a causa del grande consumo di elettricità che questa attività richiede.

L’Osservatorio Venezuelano del Blockchain e “El Petro” (la criptovaluta venezuelana) stesso potrebbero divenire dei meccanismi di regolazione e intervenire in questa attività in Venezuela, ed anche Surbitcoin, leader nel riferimento dei prezzi e transazioni in criptovalute, ha detto che il suo più grande partner bancario è Banesco (banca venezuelana). Ad ogni modo, in un contesto di crescente globalizzazione finanziaria accelerata, dove gli stati nazione stanno perdendo le loro capacità di controllo interno, la regolazione del mining di criptovalute nella sua interezza è molto complicata (e non solo per il Venezuela).

Il caso della Cina, uno stato che non può essere in alcun modo considerato debole, è esemplificativo: nel gigante asiatico sono commerciati l’80% dei bitcoin.

 

Venezuela e Russia rispetto alle criptovalute: una manovra geopolitica contro le sanzioni americane?

Contrariamente al coro dominante sulle critpvalute, il Venezuela e la Russia, giusto due mesi fa, hanno annunciato la creazione di valute digitali nazionali per affrettare i loro traffici internazionali. Nel caso della Russia, la valuta avrà il nome di Cryptorubl, non potrà essere estratta attraverso il mining e il suo tasso di cambio sarà determinato dalla Banca Centrale russa.

In nessun modo questa decisione porterà alla legalizzazione del mercato dei bitcoin in Russia, quindi l’approccio iniziale è quello di trarre vantaggio dalle modalità di controllo. Qualcosa di simile potrebbe essere pianificato dallo stato venezuelano.

Il Venezuela e la Russia condividono lo status di paesi sanzionati dagli USA, e queste sanzioni hanno impedito a entrambi i partner di accedere al mercato finanziatio e di usare il sistema finanziario collegato al dollaro per le transazioni e i progetti di investimento.

Gli Stati Uniti considerano la possibilità, in accordo con Bloomberg, di applicare sanzioni contro il debito russo (nello stile applicato al venezuela), quindi il governo di Putin vede nella creazione di una criptovaluta nazionale una risposta immediata per proteggere il suo debito e la sua connettività finanziaria nel mondo.

Il 2017 è stato l’anno chiave nella transizione da un emergente sistema finanziario distanziato dal dollaro, dove Russia e Cina hanno avuto un ruolo di guida nella costruzione di un’architettura di pagamento, investimento e scambio commerciale sul livello regionale nelle loro stesse valute nazionali, nuovi elementi che non sono necessariamente rivali alle criptovalute. All’interno del panorama di questa offensiva, dato che ne è interessata anche l’America Latina., il Venezuela ha un ruolo d’avanguardia in questa proiezione geoeconomica che sfida il nerbo del potere politico statunitense a livello globale: la dipendenza dal dollaro.

Tra le ragioni per cui la Russia allude al lancio della sua criptovaluta nazionale, c’è quello per cui il suo maggiore pivot geoeconomico, la Comunità Economica Eurasiatica (EurAsEc), uno dei più dinamici poli del nascente mondo multipolare, c’è quella di includere questo formato di pagamento per i suoi scambi commerciali.

La Russia senza dubbio vede i benefici – in modo cauto e seguendo il passo degli eventi geopolitici – di usare un sistema di pagamento che non dipende dal dollaro (anche se usa il dollaro come riferimento) e che permette di evitare i supplementi fiscali imposti dalle sanzioni.

Da parte sua, il Venezuela soffre un vorace embargo finanziario, economico e del petrolio che, oltre a limitare l’accesso al mercato del debito, è andato così in là da bloccare le sue più elementari transazioni per il pagamento del debito pubblico e per l’importazione di medicinali e cibo, proprio quando la popolazione ne ha più bisogno. La possibilità aperta dall’uso delle criptovalute velocizza il livello di cooperazione e finanziamento tra il Venezuela e la Russia, dato che entrambi i paesi trovano un itinerario comune per accrescere il finanziamento nel campo energetico, area critica per la sostenibilità economica del Venezuela nel medio termine.

L’annuncio del Presidente Maduro non dovrebbe essere visto come fenomeno isolato, ma come parte di una strategia finanziatia che cerca dei meccanismi alternativi per bypassare le limitazioni del sistema bancario americano per fare pagamenti e importare beni vitali per la vita della popolazione. Le criptovalute offrono un’alternativa per questa situazione, dato che possono funzionare come meccanismo di finanziamento in valute straniere e come pagamento al di fuori delle banche americane.

Come parte di una strategia, PDVSA (la compagnia petrolifera statale del Venezuela) ha iniziato a quotare il greggio venezuelano in yuan qualche mese fa, e ha ordinato che i pagamenti e le importazioni vengano progressivamente trasferite in banche europee e asiatiche, per evitare il blocco economico americano. La criptovaluta venezuelana, nelle parole di Maduro, sarebbe un tipo di nuovo vertice nel panorama delle transizione fuori dal dollaro. È chiaramente una misura politica.

 

Alcune conclusioni in atto.

In numero di criptovaluta che sarà rilasciato dipenderà dal governo nel tempo, dalle sue condizioni, e determinerà in quali quantità di once d’oro, barili di petrolio, quantità di gas o carati di diamanti serviranno a stabilirne il valore, così come il loro inserimento nella mappa del pagamento in criptovalute nel mndo. Ma una volta messo in moto questo processo sarà collegato al mercato in dollari parallelo collegato sul valore del Petro, e se sarà in grado di impattare verso il basso sulla tabelòla che ogni giorno procede verso l’inflazione nel Venezuela per ragioni politiche.

Un articolo del Bloomberg scritto da Leonid Bershidsky sull’annuncio del Presidente Maduro sottolinea con rabbia che una critpovaluta venezuelana potrebbe bypassare le sanzioni finanziarie statunitensi, con la possibilità di fare debito e offrire un grado di anonimato nel suo Blockchain centralizzato, proteggendo i creditori dalle sanzioni e dando il necessario accesso alle valute straniere. Le criptovalute possono essere usate come strumenti dai paesi sanzionati, dato che non sono soggette al controllo o all’intermediazione degli Stati Uniti e delle istituzioni finanziarie europee.

Il trattamento delle criptovalute non dovrebbe essere basato su un’analisi morale. Sono buone o cattive? Dipende dall’uso che se ne fa e dall’effettviità del loro utilizzo in accordo con una strategia specifica. Questo ci rende vulnerabili ai vulture funds e agli speculatori finanziari? Questo rischio avviene con tutte le valute, non solo con quelle digitali. I vulture funds agiscono contro il Venezuela senza mai aver usato questo meccanismo. Possono essere usati per affari illegali? Il dollaro e le banche americane sono state usate come sistema di pulizia da gruppi terroristici e trafficanti di droga, ma la paura è tutta proiettata sulle criptovalute.

Il problema della criptivalute in Venezuela darà molto da parlare, e se qualcosa è chiaro in questo 2017 è che la fiducia in Maduro è la chiave per vincere le battaglie che abbiamo perso, e ce ne sono davvero tante.

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