La necessità di avere la TAP torna a scuotere i politici e l’opinione pubblica. È proprio il ministro allo sviluppo economico Carlo Calenda a dichiarare l’urgenza di tornare a concentrarsi sulla costruzione della TAP (Trans Adriatic Pipeline), un gasdotto che dovrebbe passare per Grecia, Albania, mar Adriatico e approdare in Italia, precisamente nel Salento. Il ministro è intervenuto sulla scia di un fatto importante: oggi c’è stata un’esplosione al terminal di Baumgarten, a una cinquantina di chilometri da Vienna, che ha provocato almeno un morto e 18 feriti, e ha causato la temporanea interruzione delle consegne di gas verso l’Italia e la Croazia. Accade proprio d’inverno, quando l’approvvigionamento di gas è essenziale.

Come noto, riceviamo gran parte del nostro gas dalla Russia. Questo flusso, a causa dell’esplosione in Austria, viene temporaneamente sospeso.  Baumgarten, difatti, è uno dei principali hub dell’Europa centrale per il gas che arriva dalla Russia e dalla Norvegia.

Di fronte a ciò la politica torna a interrogarsi sulla necessità di proseguire con la Tap, il gasdotto che permetterebbe di portare il gas dal mar Caspio in Italia, diversificando così le fonti di approvvigionamento.

Il problema è la lentezza del processo decisionale, legato a doppio filo al timore di un impatto ambientale che si riveli sfavorevole sulla bilancia costi/benefici. Bisogna quindi capire cosa sia più importante, a cosa dare la priorità.  Davvero la Tap può inquinare il mare? E davvero molti ulivi sono in pericolo?  Il Ministero dell’Ambiente ha autorizzato l’eradicazione di oltre 200 ulivi per far posto all’infrastruttura. Molti pensano che gli ulivi moriranno se verranno ripiantati in un’altra area. Un’altra riunione tra rappresentanti locali e governo sarebbe utile per spiegare meglio le priorità di ambedue le parti, riflettendo assieme e mettendo da parte arroganza, prepotenza ed egoismo, che sono viste da tutte e due le parti. Utile, inoltre, studiare se sia possibile spostare il passaggio della TAP in un’altra area dove la concentrazione di ulivi e l’impatto ambientale sono inferiori.

Ciò che è certo è che bisogna fare in fretta. La Tap sarà probabilmente inutile nel 2050, quando, si spera, gran parte dell’energia sarà rinnovabile. Potrebbe essere utile ora, perciò occorre più serietà e lungimiranza tra i decisori politici.

Per tacere poi del fatto che una la TAP non è l’unica opportunità di diversificazione energetica che ci è stata offerta. Il South Stream, ad esempio, sarebbe stata un’altra opportunità in tal senso, permettendoci di approvvigionarci direttamente dalla fonte russa. Questo progetto è naufragato per le strette vedute di Bruxelles, come dichiarato da Dusan Bajatovic, direttore della società Srbijagas:

«Il grande errore di tutti i Paesi dell’Europa sudorientale è che hanno permesso che il progetto “South Stream” non venisse realizzato, in primo luogo per la posizione di Bruxelles che non ha offerto alternative».

A perderci è, ancora una volta, tutto il Sud Europa.

di Dylan Berro

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