Il 15 Dicembre vi sarà sciopero  nazionale del trasporto aereo. I piloti di Alitalia, Vueling e Ryanair terranno gli aerei a terra. È un loro diritto in quanto lavoratori, difeso dalla nostra Costituzione democratica e sociale, come tante altre in Europa. Eppure una lettera siglata dal capo del personale Ryanair Eddie Wilson e indirizzata a tutti gli equipaggi stazionati in Italia vieta ai lavoratori di scioperare:

«Sarete a conoscenza che il sindacato dei piloti Alitalia Anpac sta provando a incoraggiare i piloti Ryanair a non lavorare” venerdì (lo sciopero è previsto fra le 13 e le 17 locali). “Tutti i piloti di Ryanair e l’equipaggio di cabina devono fare rapporto come sempre il 15 dicembre nella sala equipaggio”, perché “ogni azione intrapresa da ogni dipendente risulterà nella perdita immediata del roster 5/3 (la proporzione tra giorni di lavoro e riposo, ndr) per tutto l’equipaggio di cabina»

 

Si tratta di un vero e proprio ricatto padronale d’altri tempi. Ma che è perfettamente in linea con una concezione neoliberale del lavoro inteso come puro mercato dove domanda e offerta di singoli individui si incontrano a mutuo beneficio. Un nuovo concetto che si è fatto strada nel nostro Paese con le recenti riforme del mondo del lavoro. La teoria tralascia solo lo scarto di potere che esiste tra queste due componenti del mercato. La questione è invece centrale in uno stato impregnato di valori sociali e democratici quale è stato l’Italia fino a questo momento.

Del resto la giustificazione adottata dalla grande compagnia di volo irlandese è la preferenza a trattare direttamente con i singoli dipendenti piuttosto che confrontarsi con la mediazione sindacale. Una visione del genere non può che escludere a priori il conflitto collettivo tra lavoro e capitale, perché il primo non è riconosciuto come entità collettiva e la sua organizzazione in sindacato viene delegittimata alla base.

Il Ministro dello Sviluppo Economico Calenda giustamente è intervenuto definendo il contenuto della lettera incostituzionale e non può che essere così per una Repubblica che si dice fondata sul Lavoro. Tuttavia Calenda è stato nominato a capo del Dicastero nel 2016 come parte di un Consiglio dei Ministri che si è fatto protagoniste di riforme che alla propria base hanno una visione neoliberale, individualista, mercificante del lavoro, ma che hanno dei precedenti ben più vecchi in decenni di deregolamentazione dei dazi e di delocalizzazioni favorite che hanno annullato sempre più la responsabilità sociale d’impresa.

Oggi l’Italia , dopo settant’anni di stato sociale si trova di fronte ad un bivio presentato come una scelta tra stagnazione e sviluppo, ma che in realtà è tra due visioni diametralmente opposte dell’uomo e del lavoro, quella sociale e quella neoliberalista.

Con la lettera di Ryanair il futuro neoliberalista si svela, ci dà un suo assaggio. Occorre chiedersi se questo sia il futuro che il popolo italiano desidera.

 

di German Carboni

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