Per la sua posizione geografica, la Sicilia è una zona di massima importanza strategica per la politica mediterranea dell’Unione Europea e soprattutto dell’Alleanza Atlantica.

A testimoniarlo sono anzitutto le innumerevoli basi militari dislocate sull’Isola: formalmente italiane, di fatto, nel contesto NATO, gestite dalle Forze Armate statunitensi. In primis Sigonella (pista di lancio dei raid aerei in Libia), ma anche Trapani, Augusta, Niscemi, Portopalo ecc.

La Sicilia, tuttavia, potrebbe rivestire un ulteriore ruolo in ambito atlantico: quello di contrasto cibernetico a Mosca, ruolo nel quale da Washington si vorrebbe l’Italia in prima linea. Evidenzia in proposito Paolo Mastrolilli su La Stampa:

«Gli Usa hanno sondato gli alleati Nato, Italia compresa, chiedendo di elaborare ed eseguire una strategia comune, per contrastare l’offensiva Russia finalizzata a destabilizzare le democrazie occidentali. L’iniziativa, confermata a La Stampa da varie fonti autorevoli, era stata avviata dall’amministrazione Obama, e proseguita da quella di Trump, a dimostrazione del fatto che si tratta di una preoccupazione bipartisan. Nell’intervista pubblicata ieri, l’ex vice assistente segretario alla Difesa Michael Carpenter ci ha detto che “parlavamo regolarmente con i nostri interlocutori tra gli alleati Nato, inclusa l’Italia, per discutere le operazioni di influenza maligna condotte da Mosca”. Carpenter ha dichiarato di non sapere se il tema era stato trattato durante la vista alla Casa Bianca dell’allora premier Matteo Renzi, nell’ottobre del 2016, ma ha aggiunto che lo ritiene probabile. Una fonte presente a quell’incontro conferma che in effetti il problema fu sollevato, come peraltro accadeva durante tutti colloqui con i leader europei. L’intelligence americana infatti era arrivata alla conclusione che il Cremlino aveva lanciato un’offensiva a tappeto per destabilizzare l’Occidente e le sue alleanze, come Nato e Ue, allo scopo di promuovere i propri interessi geopolitici (…). Si tratta soltanto di “interessi” contrapposti? Riferisce Mastrolilli: Alcuni elementi di questa strategia sono ripresi nell’articolo pubblicato su Foreign Affairs da Carpenter, insieme all’ex vice presidente Biden. Il primo punto è rafforzare gli investimenti nella difesa collettiva, per lanciare alla Russia il chiaro segnale che qualunque intervento sul modello di quello in Ucraina non sarebbe più tollerato. Poi si suggerisce di ridurre la vulnerabilità dei sistemi politici, digitali, dell’informazione e della finanza, coordinando le intelligence, rafforzando le difese cyber, e monitorando col settore privato le fake news distribuite attraverso i social per bloccarle. Quindi si consigliava di sorvegliare tanto i contatti politici diretti fra il Cremlino e i vari partiti occidentali, quanto i possibili casi di corruzione (…)».

Salvo Barbagallo, su La Voce dell’Isola, nota che

«in questo quadro i “possibili” riferimenti di coinvolgimenti riguardano l’Italia, il termine “Sicilia” non appare, come mai è apparso in precedenza in qualsiasi “trattativa” USA/Italia, a parte poi vedere rafforzata la presenza militare USA nell’Isola e vedere trasformati “pezzi” di territorio isolano in roccaforti ad alta tecnologia bellica».

Paradigmatico è al riguardo il caso delle parabole della stazione per le trasmissioni radio-navali di Niscemi. L’impianto, che fa parte di un più ampio sistema satellitare (MUOS) gestito dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, ha suscitato le proteste della popolazione locale, che si è organizzata nel “movimento No MUOS”, denunciando i seri rischi per la salute e per l’ambiente che i fasci di microonde emessi dalle parabole potrebbero comportare.

 

di Lorenzo Amarotto

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