Il prossimo anno, nell’ambito della lotta al terrorismo e del traffico di migranti, l’Italia invierà uomini e mezzi per dar vita ad una missione con certi rischi.

Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha deciso così l’invio di 470 militari italiani e 150 mezzi in Niger al termine del vertice parigino alla presenza del nostro Paese, Francia e Germania assieme ai paesi Subsahariani, quali: Niger, Burkina Faso, Mali, Ciad e Mauritania.

Durante i primi mesi dell’anno i nostri militari giungeranno in Niger con i seguenti compiti: addestramento dell’esercito locale, impegno in prima linea nella lotta contro il terrorismo, ed impegno contro il traffico di migranti. Il tutto condito con diverse insidie.

La comunità internazionale vuole agire nell’Africa sub-sahariana, territorio ad alto transito di migranti e pregno di cellule terroristiche. Un obiettivo a lungo perseguito dal Presidente francese Macron, anche per dar sostegno alle sue truppe nel Sahel.

L’Unione Europea finanzierà l’operazione per 50 milioni di euro, assieme agli Stati Uniti che dovrebbero versare un contributo di 60 milioni di dollari. Arabia Saudita ed Emirati Arabi verseranno assieme 130 milioni di dollari. L’Italia quindi invierà nel 2018 uomini e mezzi. La prima parte del contingente partirà a inizio anno insidiandosi a Madama, nella parte settentrionale del Niger, ai confini con una ex colonia italiana, la Libia. Un’altra parte sarà invece dislocata nella capitale Niamey, con compiti di addestramento delle locali forze armate. Nel 2018 per il Niger, quello nostrano dovrebbe diventare il secondo contingente per entità numerica, secondo solo a quello dislocato nel Kosovo.

Se a Niamey i nostri uomini avranno soprattutto funzioni di addestramento, ben diversa sarà la situazione per quelli stanziati a Madama. E quali sono i rischi per i nostri militari?

Tutta la zona Subsahariana è infestata da cellule terroristiche legate all’Isis e ad Al Quaeda. Dopo il collasso dello Stato Islamico in Medio Oriente, i jihadisti avrebbero scelto quella zona per riorganizzarsi e ricreare il califfato. Un territorio che non fa notizia, ma vede impegnati Francia e Stati Uniti, con morti e feriti quasi quotidianamente. La Francia, ad esempio, al momento è impegnata con 3.500 militari, ma voci confermano che potrebbero arrivare fino a 5.000. A questi quindi si uniranno i nostri soldati. In secondo luogo, vi sarà una lotta serrata al traffico di esseri umani.

300.000 i migranti che solo nel 2016 avrebbero attraversato l’Africa Subsahariana per giungere in Libia.

Un compito non facile impedire il business della tratta, poiché intere comunità locali vivono solo di quello.

Non mancheranno difficoltà logistiche, viste le alte temperature nel deserto di 50° sopra lo zero, e la posizione geografica di Madama.

Di Valentino Quintana

Commenti