“Semus istiga
de cudd’antica zente
ch’à s’innimigu
frimmaiat su coro
boh! boh!
es nostra oe s’insigna
pro s’onore de s’Italia
e de Saldigna”

Così recita una strofa dell’inno della Brigata Sassari. Un inno che rievoca le proprie origini, in virtù delle quali la Brigata lotta, per l’onore dell’Italia e della Sardegna.

La storia della Brigata sarda ebbe inizio durante il primo conflitto mondiale in cui dette prova di un grande valore che fu riconosciuto attraverso la citazione sul bollettino del Comando Supremo, come migliore unità per le sue azioni eroiche durante le battaglie dell’Isonzo.

Una storia ricca di gloria e riconoscimenti contraddistingue la Brigata Sassari. Storia che la difesa italiana ha deciso di “onorare”, facendola subentrare il 15 dicembre scorso, alla Brigata Taurinense, alla guida del comando del Train Advise Assist Command West (TAAC W).

Già dal nome del comando, si intuisce subito come i vecchi valori per cui l’eroica Brigata ha combattuto siano stati dimenticati. Tale comando fa parte appunto del programma NATO della Resolute support mission che opera in Afghanistan e delega la Brigata Sassari alla guida del comando dell’ovest, stanziato ad Herat. La missione consiste in attività di addestramento e di consulenza alle forze di difesa e sicurezza afghane.

La domanda, sorge spontanea. Quali interessi ha l’Italia ad inviare le sue eroiche truppe in missioni in Afghanistan? Nessuno. È solo l’ennesimo esempio di come il nostro paese sia ormai alla mercé degli interessi statunitensi ai quali è costretto a prestarvisi, in virtù del Patto Atlantico, divenuto per l’Italia inutilmente troppo oneroso.

 

di Costanza Gabellini

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