Artiglieria, contraerea, carri armati e visori notturni sono solo una parte delle sofisticate armi in mano ai soldati dell’ISIS , che forse abbiamo sempre immaginato tutti combattere con kalashnikov arrugginiti.

Secondo il Pentagono si tratterebbe di armi costose fornite dagli Stati Uniti ai cosiddetti ribelli moderati siriani che in maniera clandestina sarebbero diventate il bottino di guerra dei jihadisti. Eppure, in seguito ad un’indagine svolta per tre anni in Siria e in Iraq  (finanziata dall‘Unione Europea e in particolare dal governo tedesco), lo sforzo bellico sostenuto a distanza da Stati Uniti e Arabia Saudita avrebbero radicalmente rallentato la riconquista dell’esercito Siriano regolare.

Nel rapporto è stato documentato il trasferimento non autorizzato di nuovi missili anticarro prodotti nell’Unione europea, venduti agli Stati Uniti, inviati ai ribelli siriani e finiti nelle mani dell’Isis in Iraq, a soli due mesi dall’uscita delle armi dalle fabbriche di produzione.

Ieri la Russia ha lanciato nuove accuse agli Stati Uniti di  addestrare centinaia di jihadisti in un campo profughi ad al- Hasaka, nel nord-est della Siria, al fine di revitalizzare il conflitto che sembrava ormai essere volto al termine. Si legge in una nota:

«Secondo testimonianze di rifugiati tornati a casa, gli istruttori statunitensi hanno annunciato che al termine dell’addestramento le unità di combattenti saranno schierate nel sud della Siria per combattere contro le forze governative».

Secondo le testimonianze, «il centro è operativo da un anno e mezzo e i terroristi provengono da diverse parti del Paese». «Oggi sono 750, provenienti da Raqqa, Deir Ezzor, Abu Kamal e dai territori a est dell’Eufrate», assicura il comunicato, aggiungendo che più della metà dei combattenti sono scappati dalla capitale del Califfato, liberata a ottobre dall’alleanza curdo-araba sostenuta da Washington.

L’insistenza e la determinazione degli Stati Uniti nel mantenere la presa sulla Siria, nonostante ormai sia chiaro a tutti che il conflitto è stato fabbricato volutamente dai nemici della nazione, sono un evidente segnale che i suoi progetti egemonici non hanno subito alcun rallentamento a causa di Trump e procedono come sempre, ora spetta al blocco orientale ponderare le sue mosse future di conseguenza, come successe in passato con le campagne aeree russe.

di Federico Conti

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