Il Pentagono ha stanziato 24 milioni di dollari per migliorare strategia e armamenti da impiegare nella guerra elettronica. La decisione segue l’efficace utilizzo di armi elettroniche impiegate dai ribelli del Donbass, e mira al rafforzamento della strategia militare “Kill-chain“. Questo termine è stato coniato dagli specialisti di cybersicurezza dell’azienda Lockheed Martin, e si riferisce alla modalità di attacco informatico più comune. La Kill-chain può essere considerata come una strategia di risposta ad un attacco con il quale nel frattempo è possibile riorganizzare le proprie difese.

I disturbatori di frequenza utilizzati all’inizio della guerra in Donbass erano trasportabili, ancorabili o collegati a veicoli. Disturbatori come il Thor III, trasportato a mano per la protezione di piccole unità in movimento. Il GATOR v2 è una torretta assemblabile di 30 metri equipaggiata di antenna per identificare, rilevare e distruggere impulsi elettronici, e si serve di algoritmi e funzioni di geolocalizzazione di impulsi nel suo raggio d’azione.

Le armi elettroniche possono essere  utilizzate in diverse situazioni, dalla rilevazione e difesa da attacchi elettromagnetici che interferiscono con le comunicazioni del nemico, al dirottamento informatico dei droni. Può inoltre contrastare piattaforme di utilizzo più grandi, come quelle di carri armati, navi e aerei. Tutto sommato la strategia persegue due obiettivi: sostenere un incremento dei metodi di approccio allo studio e al miglioramento della tecnologia preesistente, sia software che hardware, e l’impiego di più frequenze disturbatrici emesse dai dispositivi.

Gli esperti del dipartimento ritengono che la nuova generazione di contromisure elettroniche consentirà agli aerei USA di “sfuggire” ai sistemi di difesa missilistici russi, o almeno di “accecare” gli strumenti di difesa missilistica in grado di rilevare i bersagli nemici sulle frequenze su diverse bande.

di Federico Conti

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